World War Z. Il lato oscuro della sfiga

Il 10 giugno 2023, tra dieci anni esatti da oggi, Brad Pitt racconterà la sua versione dell’apocalittica lavorazione di World War Z ad un impiegato delle Nazioni Unite.
All’uomo in ascolto, la scena ricorderà molto quella interpretata da John Belushi.

Anche la catena crescente di intoppi e pasticci che hanno funestato la vita del set, ha sfiorato la calamità.
Per questo agli occhi del suddetto impiegato, Brad Pitt apparirà quasi calvo e sovrappeso.

“Tutto ebbe inizio nel momento stesso in cui decisi di chiamare la mia casa di produzione Plan B, piano B. Praticamente come rompere uno specchio. Seguirono infatti sette anni di sfiga!” sussurrerà amaramente Brad.
“Buffo. Perchè dopo aver stracciato Leonardo DiCaprio nella corsa ai diritti del libro di Max Brooks, mi sentivo più biondo e gagliardo che mai. Se Angelina non me lo avesse impedito, quel giorno mi sarei comprato anche tutta l’isola di Malta. E, a ripensarci col senno di poi, forse avrei speso di meno.
Poi J. Michael Straczynski buttò giù uno script e qualche invidioso, dopo averlo letto, disse che era un prodotto perfetto per la stagione degli Oscar. Toccare ferro, ve lo dico per esperienza, in questi casi non serve a niente. Fu necessario riscrivere tutto.
La sfiga arrivò progressivamente. Prima uno sciame di piccole sfighette: giornate di set buttate perchè il servizio di catering aveva fatto male i conti e non poteva sfamare le comparse, o perchè qualche isolano cornuto aveva rifiutato di chiudere il proprio ristorante con vista sul set. Poi ci si misero le spese impreviste e Malta diventò Waterloo.
Quando si tirarono le somme, il conto esorbitante spinse la produzione ad augurarsi che un’apocalisse zombie vera decimasse subito la popolazione mondiale, compresi i vertici della Paramount, prima che la notizia arrivasse a Hollywood. Purtroppo la preghiera rimase inascoltata.
Ma di buono capitò che la reazione di Adam Goodman (Presidente della Paramount), in quella occasione, si rivelò di grande ispirazione per la rappresentazione dei morti viventi. Se non lo avessimo fatto incazzare come un’ape, gli zombie non spiccherebbero salti di otto metri”.

“E tutti i guai con la polizia di frontiera ungherese?” chiederà a questo punto il pallido impiegato delle Nazioni Unite.

Brad si accarezzerà il doppiomento e partirà un nuovo flashback: “Per correre ai ripari e recuperare un po’ di contanti in nero improvvissammo un traffico di armi con il protagonista dell’Educazione Siberiana, ma la polizia di Budapest ci beccò con le mani nel sacco e ritirò tutti i mitra d’assalto che avevamo occultato nel carico di pistole giocattolo utilizzate per le riprese”.

Il racconto però si interromperà bruscamente qui, perchè nella stanza dove Brad è a colloquio con l’impiegato, entrerà Damon Lindelof e dirà che questa intervista lo sta annoiando a morte. “Non succede niente. Lo script è piatto, gli spettatori pretenderanno di riavere indietro i soldi della connessione”.
Brad, in un gesto disperato, si attaccherà alla T-shirt di Star Wars di Damon: “ti prego, nerd strapagato, pensaci tu!”

Un ghigno sadico taglierà la faccia dello sceneggiatore che gli risponderà: “Brad, vecchio alcolizzato, stai tranquillo, ho la soluzione a tutti i nostri problemi. Piazzerò del fumo nero sullo sfondo (in green screen, che risparmiamo) e un orso polare in braccio a te. Vedrai che ce la caviamo con altre 7 settimane di riprese e un sacco di pubblicità negativa che attirerà il grande pubblico. Tu pensa a comprarti tutta Malta che poi ci rifugiamo lì”.

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