Una taglia sulla taglia di Lena Dunham

E quindi? E’ bella?
Bella…no, direi abbastanza brutta! Ha le cosce grosse. E anche le braccia. Ed è così disinibita che se ne fotte di mostrare i propri difetti!

Lena Dunham però è prima di tutto intelligente, intuitiva, svelta, fantasiosa, brillante e a poco più di 20 anni è in grado di produrre di suo pugno una sceneggiatura (quella della serie Girls) che fa ridere, piangere, ridere e piangere, per il più importante dei canali via cavo americani. Ma che ci importa? Basta che sia brutta e non si sogni di diventare bella.

Tanto che se appare sulla copertina di Vogue -che solitamente quelle brutte non le tocca neanche col bastone- e posa per Annie Leibovitz e tutti insieme allegramente, come sempre, ritoccano ogni scatto con Photoshop, scoppia il pandemonio.

Perchè la redazione di Jezebel, paladina delle donne oppresse dalla tirannia del fotoritocco, questa volta punta i piedi, proprio non ci sta, e promette un compenso di 10.000 dollari, insieme alla garanzia di anonimato, a chiunque consegni le immagini vere al netto della “cura estetica”.

Le immagini in 10 minuti finiscono così sulla scrivania di qualcuno che, facendosi scudo dell’urgenza di una crociata morale contro chi mira a strapparci la candida rassicurazione incarnata da una ragazzina con le cosce grosse e anche le braccia, si appropria di un servizio fotografico e, accusandolo di ignobile raggiro, di depravato anti-femminismo, lo cavalca facendosi una grandissima pubblicità che umilia un po’ l’intelligenza di tutti.

Tranne quella di Lena Dunham che, con la solita provocatoria ironia, in una delle foto posa con un piccione annidato sulla testa. Non esattamente un’immagine che pretende di apparire credibile, molto propriamente in una rivista patinata che non ha mai rivendicato la diffusione di solide realtà.

Cara redazione di Jezebel, grazie di aver pagato il riscatto per la nostra libertà di sentirci meno brutte sapendo che Lena Dunham vive e lotta insieme a noi. Peccato che vicino a una come lei a vacillare sia piuttosto la sicurezza nel nostro talento narrativo, nella nostra intelligenza, nel nostro senso dell’umorismo. E che a ridursi di qualche centimetro, senza neanche il fotoritocco, sia il nostro sogno segreto di lavorare per la HBO.

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