The Walking Dead: autopsia di un successo

Se guardiamo alla storia recente della tv sembra che l’horror sia stato il vero nuovo genere balzato in testa alle classifiche di gradimento televisive. Nei primi 10 posti della classifica stilata da IMDB la serie più longeva è del 2005 (Supernatural) mentre per trovare qualcosa di più vecchio bisogna scendere al 22esimo posto dove troviamo la serie cult The Twilight Zone (1959). In testa a questa classifica si staglia The Walking Dead la serie AMC che ha letteralmente zombificato il pubblico di tutto il mondo. Da genere di serie b (di cui Romero rimane il padre putativo) la zombie-serie è diventata un prodotto sofisticato che ha nello splatter solo uno degli elementi caratterizzanti. The Walking Dead è una serie sulle persone, e sulle decisioni che devono prendere in una situazione limite come il mondo post apocalittico raccontato da Robert Kirkman. Se fino ad oggi il film zombie era incentrato sulla violenza delle immagini a discapito di una storia pressochè assente, la serie aggiunge un nuovo elemento: la psicologia dei personaggi. Non più caratteri piatti e stereotipati ma persone vere immerse in una realtà agghiacciante che li costringerà a prendere decisioni terribili, degne del peggiore degli incubi.

E’ questa la chiave del successo di The Walking Dead, è questo il motivo percui milioni di persone ogni settimana seguono le avventure di Rick e i suoi compagni. Ma c’è un altro elemento da tenere in considerazione. Chi conosce la serie sa che è stata adattata dall’omonimo fumetto scritto sempre da Robert Kirkman. La serie cartacea è caratterizzata da un taglio fortemente cinematografico che va oltre la semplice successione di quadri. Le immagini (firmate all’inizio da Tony Moore e dal numero 7 in poi da Charlie Adlard) ci restituiscono una regia molto raffinata che guida il lettore nelle orrorifiche lande della Georgia. Dal punto di vista del testo il fumetto è caratterizzato da dialoghi molto fitti in cui Kirkman riflette su come cambiando il punto di vista, cambiano di conseguenza i valori fino a quel punto utilizzati dall’uomo. I colpi allo stomaco del lettore arrivano numerosi lungo tutti i 124 numeri che compongono l’opera (ancora aperta) con scene in cui Kirkman ci spinge oltre i confini di quello che è giusto e sbagliato. E’ qui che la serie ha maggiormente rispettato la sua controparte cartacea, ed è qui che ha vinto. Nella crudezza, nell’impossibilità di trovare riposo, nel mettere lo spettatore davanti a situazioni che forse qualcun’altro (ad esempio un media mainstream, un canale nazionale) avrebbe celato agli occhi del pubblico televisivo. The Walking Dead di AMC non risparmia nulla. Lo splatter (del premio Oscar Greg Nicotero, che non a caso a iniziato la carriera proprio con Romero nel 1985) è senza censure, ma non è mai all’altezza dell’orrore delle decisioni che i personaggi sono costretti a prendere, (SPOILER ALERT) come togliere la vita a una ragazzina inadatta a sopravvivere in quel mondo raccontato da Kirkman, perchè incapace di comprendere come gli zombie siano una minaccia per la sua vita e quella degli altri.

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Ora che la serie arriva alla quinta stagione c’è da chiedersi come Kirkman saprà gestire il fiato sul collo della sua creatura televisiva oramai molto vicina nella trama agli eventi raccontati nel fumetto. Il suo collega George R. R. Martin, autore dei libri da cui è tratta la serie di successo Games of Thrones, ha già detto di riuscire, con qualche dilatazione temporale, ad avere un paio di anni di vantaggio sulla produzione televisiva. Il rischio è quello di vedere il proprio lavoro superato dalla tv con conseguenze non sempre felici (ma c’è anche l’eccezione di Dexter che dalla seconda stagione è uscita dai binari del romanzo per prendere una propria strada prettamente televisiva, con un ottimo successo di pubblico e critica). Ad oggi una mossa molto intelligente di Kirkman è stata quella di proporre allo spettatore un adattamento fedele ma volutamente differente in alcuni elementi (spostando traumi e decisioni da un personaggio all’altro, anticipando la morte di altri, o inventando alcuni caratteri di sana pianta) dando in questo modo la possibilità anche al pubblico che ha già letto il fumetto di godersi la serie tv (molti spoiler del fumetto sono però inevitabili). L’appuntamento è a ottobre sempre su AMC con la quinta stagione di Walking Dead.

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