The Quite Amazing Spiderman

Installazioni. O Installment se volete usare il termine inglese. E’ così che oggi si chiamano i Kolossal dei super eroi. Stando alle parole del produttore dei Marvel Studios Kevin Feige ce ne aspettano una caterva nei prossimi anni, e sempre secondo il sopracitato, esiste una mappa di produzione che arriva fino al 2028.

In un certo senso sembra che le Major siano diventate più ciniche nelle produzioni a base di super eroi. Non più opere scollate e senza personalità, ma veri e propri format da ripetere il maggior numero possibile, fino a che il pubblico non decida di essere stufo. Batman ha aperto con una trilogia, Superman, non quello di Singer, sembra andare sulla stessa strada, con l’aggiunta del cross-over che tanto ha funzionato con The Avengers. L’ultima in ordine di tempo è Sony che detenendo i diritti per Spiderman (poveri super eroi, separati per colpa degli avvocati) ha deciso di rilanciare l’uomo ragno quando il cadavere di Tobey Maguire era ancora caldo. La giustificazione è stata che il 3D avrebbe ridato nuova linfa alla serie. Quello che penso io è che Sony voleva solo fare più soldi, utilizzando la nuova tecnica seriale della Marvel. Tantè che il nuovo The Amazing Spiderman 2 non è stato girato in Real 3D (ma riconvertito in post produzione) a differenza del primo capitolo uscito due anni fa.

Dunque i film dei super eroi sono diventati dei giri al Luna Park, il nome installazioni, in fondo, lo suggerisce, quindi? Com’è stato il giro sulla giostra della Sony?

Non troppo entusiasmante, devo dire con rammarico. Il nuovo film di Marc Webb (che ha esordito con 500 giorni insieme) The Amazing Spiderman 2 non è così “amazing” come il titolo suggerisce. I problemi più grossi non sono nella regia quanto più nella sceneggiatura. E qui si sa, gli interessi del produttore, soprattutto in film ad alto budget, sono pressochè insuperabili, a meno che non ti chiami George Lucas. Il personaggio di Peter Parker interpretato da Andrew Garfield è credibile, forse anche più fedele al fumetto
creato da Stan Lee. Fisicamente Garfield è più “ragnoso” del suo predecessore Tobey Maguire, e forse anche più sbruffone (ci voleva poco vista la faccia da piagnone di Maguire). A scene d’azione di grande impatto vengono presentate scene “Mocciane” (scusate il termine inesistente) in cui il protagonista viene risucchiato in una puntata dei Cesaroni per alcuni minuti. Pagato il riscatto finalmente Spiderman è di nuovo libero di tornare a quello che sa fare meglio: combattere il crimine. Non fraintendetemi, non sono contrario alla parte “romance” nei film d’azione, ma questa volta si è superato il limite. Peraltro questo atteggiamento non fa altro che incattivire il pubblico (alla mia proiezione si sentiva un vocio ogni volta che i due dialogavano da piccioncini) nei confronti della bella Emma Stone che colpe non ne in quanto si limita ad apparire solo quando la sceneggiatura lo dice.

Parliamo dei cattivi. Ci sono anche qui delle cose che non mi tornano. Jamie Foxx nei panni di Electro mette in scena un’ottima interpretazione (con tanto di imbruttimento). Unica pecca il forse troppo grande stravolgimento del personaggio originale (Electro aveva un costume giallo e verde) e l’eccessiva somiglianza, soprattutto nella sua evoluzione finale, al Mr. Manhattan già visto in Watchmen. Discorso diverso per Harry Osborne (Daniel Dehaan) che passa da “buono” (in fondo non lo è mai stato) a cattivo attraverso un semplice cambio di vestiario. Il pesante travaglio psicologico di Harry si riduce a passare da uno stile Hipster/Radical Chic a uno più Punk/Metal (anche qui mi riferisco alla sceneggiatura, Dehaan è anzi molto convincente in stile Chronicles)

spiderman

Per finire ho trovato il numero di cattivi troppo numeroso per permettere allo spettatore di “odiarlo” correttamente. La malvagità è divisa su troppi fronti, di fatto togliendo allo spettatore un unico flusso canalizzatore (scusate, io vivo di Ritorno al Futuro) dove concentrare il proprio odio.

Quindi? Devo andare a vedere Spiderman? La risposta è: si, ma se siete degli spettatori esigenti c’è il rischio che alcune scelte possano farvi storcere il naso. Il comparto tecnico è ineccepibile e gli effetti visivi sono eccezionali. Insomma il giro sulle montagne russe vale il biglietto, anche se probabilmente la storia svanirà dalla vostra mente nel giro di un paio d’ore.

Chiudo con una post-fazione. L’altro giorno ho visto un documentario molto interessante dal titolo “The People Vs George Lucas”. Nel film viene raccontata l’eterna lotta tra il pubblico di Guerre Stellari e Lucas. Al regista americano non viene perdonato l’update digitale dei suoi primi film fatto nel 2001 e soprattuto l’intromissione di personaggi considerati troppo “infantili” negli episodi I-II-II (avete presente Jar Jar?). In una delle tante interviste un fan più posato diceva che “forse siamo diventati troppo grandi per questi film, e non riusciamo ad accettare che in fondo vengono prodotti per un pubblico molto giovane, così come lo eravamo noi quando l’abbiamo visto la prima volta al cinema”.

Che sia diventato troppo vecchio per questo genere di film? Forse, ma non pensate neanche lontanamente di sentirlo dire da me.

Qui trovate una metacritic sulla pellicola.

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