The Last of Us – Una storia di poster

Ho appena finito The Last of Us, ultima fatica della Naughty Dog, già responsabile di capolavori come Crash Bandicoot e Uncharted. Darvi il mio parere a 4 mesi dall’uscita sarebbe inutile, tanto più scrivere una recensione. Il gioco è per me un capolavoro. Una pietra miliare nella storia dei videogiochi, probabilmente il nuovo punto di partenza per chi vuole raccontare e intrattenere con i videogames. Ma non è di questo che voglio parlarvi. Voglio parlarvi di poster. Già. Non di poster realizzati sul videogioco (uno dei più presenti fuori dello schermo con anche una serie inedita di fumetti a lui ispirata) ma di quelli presenti al suo interno. Vuoi dirci che hai passato il gioco a setacciare le stanze in cerca di poster e libri? Esattamente. Anzi ho fatto di peggio. Come un deficiente ho preso il mio telefono e ho cominciato a fotografare le mie scoperte (i miei coinquilini possono confermare).

Cosa ho scoperto? Che The Last of Us ha una cura dei dettagli senza precedenti a mio parere centrale nel suo successo. Le pareti di The Last of Us pullulano di elementi narrativi. A volte sono tracce di sangue, scritte di sopravvissuti, altre volte articoli universitari, camere in affitto, colloqui di lavoro, avvisi per i lavoratori e quant’altro. Ma è nelle abitazioni che si trova il meglio. Anche solo dall’arredamento è possibile capire chi vi ha abitato. Le stanze dei ragazzi sono quelle maggiormente riconoscibili, soprattuto per i loro riferimenti alla cultura pop. Attenzione però, scordatevi reference reali. Forse per problemi di diritti, o forse per scelta personale (ma propendo per la prima ipotesi) The Last of Us ha dovuto re-inventare il suo immaginario collettivo. Gruppi musicali, personaggi dello sport, fumetti, videogames e film di genere tutto è stato ricreato per caratterizzare l’epoca scomparsa pre-apocalisse. Il risultato è un meta-gioco in cui i programmatori si sono sbizzarriti inserendo riferimenti più o meno riconoscibili.

Dawnofthewolf

Il primo riferimento in cui mi sono imbattuto è un teen drama. A quanto pare i protagonisti sono una giovane perdutamente innamorata di un uomo lupo. Il “part 2″ ci lascia presupporre a una saga, probabilmente una trilogia. Impossibile non pensare a Twilight (anche per il “dawn” presente nel titolo). Joel cerca in tutti i modi di evitare l’argomento in parte per motivi personali (e qui dovete giocare per saperne di più) in parte perchè non aveva apprezzato la pellicola (“è uno stupido film per ragazzini..”).

Ma se in questo caso la citazione è abbastanza esplicita, altrove le cose diventano sempre più criptiche e solo alle volte accostabili a pellicole e o altri media di riferimento. In una stanza particolarmente fornita, ho potuto avere una visione di insieme di quelli che potrebbero essere l’immaginario della gioventù di TLOU (da ora un poi userò un acronimo).

20131117_201632

Andiamo con ordine. In basso a sinistra c’è un poster che molto ricorda quello di The Transporter, serie action francese prodotta da Luc Besson con protagonista Jason “il turco” Statham. In questo caso non sembrano esserci dubbi. Di fatto si tratta della locandina specchiata con il titolo cambiato.

The Transporter

Al centro verso destra si staglia la locandina di The Turning. Non si tratta di un film, ma di un videogioco. L’indizio in questo caso è nel sottotitolo “2 players Brutal Action” che rimanda inevitabilmente al mondo dei videogames. Che sia un gioco è poi esplicitato nell’albo numero di 2 di The Last of Us American Dreams, un adattamento a fumetti del videogiochi incentrato sull’arrivo di Ellie alla Quarantine Zone di Boston. Durante le loro avventure Ellie e la sua amica Riley si imbattono in una sala giochi abbandonata (se ne trova una anche più avanti nel gioco, dovrò rifarmi un giro per vedere cosa c’è) dove è presente il gioco in questione. Apparentemente si tratta di un picchiaduro classico con caratterizzazione fantasy. Nel fumetto si parla di una fatality finale che molto ricorda Mortal Kombat (con dilaniazioni e simili) ma anche titoli come Killer Instinct, Bloody Roar e chi più ne più ne metta. L’idea del meta videogioco non è alla sua prima apparizione. In Shen Mue, capolavoro, ma ahimè flop, di Yu Suzuki uscito nel 1999 (e a cui TLOU e i videogiochi di ultima generazione devono molto) si poteva entrare in sala giochi e giocare (a tutto schermo) alcuni classici della SEGA (produttrice del gioco). In maniera molto più brand-intended nel gioco Stranglehold (gioco a cui ha lavorato anche il “nostro” Stephan Martiniere, qui trovi la nostra intervista) era possibile trovare in un cinema abbandonato il trailer di alcuni giochi realmente prodotti dalla stessa software house. Qualche anno fa anche Barack Obama aveva tappezzato i circuiti di Burnout Paradise con cartelloni elettorali virtuali all’interno del gioco.

20131117_201703

Sempre al centro, subito a sinistra di The Turning si intravede il poster di quello che potrebbe essere un film asiatico. Non sono riuscito a trovare un riferimento diretto alla locandina, ma il personaggio sembra assomigliare terribilmente alla star del cinema giapponese (e di Kurosawa) Toshiro Mifune.

ToshiroMifune

Passiamo all’estrema sinistra. Il film in questione potrebbe essere un western. I Mohave (anche Mojave) sono una popolazione indigena del Colorado. Anche in questo caso un riferimento diretto non c’è almeno non nel titolo. Una mia supposizione (del tutto personale) mi ha portato (attraverso random ricerche incrociate su google) ad accostare la locandina a Ghost Rider (antenato del successivo motociclista, poi interpretato al cinema da Nicolas Cage). Da quel poco che potevo vedere l’immagine del cowboy (quasi un’ombra) sullo sfondo sembra ricordare nelle fattezze l’eroe della Marvel.

GhostMohaveRider

Future Tank in basso a destra sembra essere un qualche tipo di pubblicazione a tema tecno-militare, mentre Karmak in alto a destra sembra inserirsi nelle teen-serie a tema fantasy (in stile Buffy, anche se con diversa ambientazione a giudicare dai costumi). In giro per le rovine di TLOU ho trovato anche altri riferimenti al cinema asiatico. In questo caso la citazione sembra sempre riferita al cinema giapponese di genere cappa e spada e al suo sottogenere exploitation o alla serie di videogiochi strategigici Total War: Shogun 2.

shogun

Di locandine sparse ce ne sono molte altre che spaziano dal fantasy stile Signori degli Anelli, all’action movie anni 80 (Die Hard), e a degli pseudo gruppi musicali. Ma prima di chiudere la mia (incompleta) dissertazione sul meta linguaggio di TLOU volevo aprire una piccola parentesi sulla produzione cartacea all’interno di TLOU. In questo caso la ricerca è ancora più difficile in quanto le texture dei libri sono spesso troppo a bassa risoluzione per essere lette. L’unica certezza in mezzo a citazioni super nerd (come manuali di Basic C++, o pseudo How to di “figaggine”) è possibile trovare svariate copie di quello che probabilmente era il libro più letto nel mondo immaginato da Naughty Dog: A Jade in Austin. A parte sapere che Austin è la città natale del protagonista Joel non c’è dato sapere quale siano i riferimenti a quest’opera (si trova ovunque ma i personaggi del gioco non ne fanno menzione). Così su due piedi sembra rifarsi a classici come The Catcher in the Rye (anche se la copertina sel suddetto era rossa). Il titolo potrebbe essere tradotto come Una Giada di Austin.

libri

Qui sotto potete trovare altre foto da me scattate (come un deficiente) durante le mie scorribande nei ruderi di TLOU. Ha poco senso fare una captatio benevolentiae una volta finito il proprio articolo, ma tutto quello che avete letto è, come dicono gli inglesi, preposterous. Anzi se qualcuno di voi trova altri riferimenti sono ben venuti commenti di approfondimento poco più giù.

Leggi anche:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>