The Green Inferno’s Diaries

Quelli che seguono sono degli appunti trovati nella sala Santa Cecilia dell’Auditorium poco dopo la proiezione di The Green Inferno di Eli Roth. E’ sconosciuta l’identità dell’autore come il suo destino.

Documento 1 – ore 22:58

Entro nell’auditorium trafelato. Dannato casco da bici. Al Festival di Roma esiste una strana differenziazione di cosa può o non può entrare in sala. Zaino? No. Zainetto? No. Borsa? Si. Borsa di dimensioni abnormi ma monospalla? Si. Ombrello? No. Casco? Neanche per sogno. Ak47? No. “Ricorda troppo un ombrello mi dispiace signore”.

Poco male. Poso il casco. Nel tragitto dal guardaroba alla sala mi perdo la contromarca. Mi viene consegnato seduta stante un oscar alla carriera. Nessuno aveva mai osato tanto. Ci penserò dopo. Entro in sala. Sto per assistere a un fiume di sangue, violenza esplicita e quant’altro in salsa Eli Roth. A dirla tutta il film in questione “The Green Inferno” è un omaggio al cinema horror italiano di fine anni settanta. Nel particolare, per ammissione dello stesso regista, a Cannibal Holocaust (e al suo seguito apocrifo, The Green Inferno appunto, aka Natura Contro).

In sala è presente il regista che per l’occasione ha imparato l’italiano sul dizionario “Mario Bros – Inglese – Mario Bros”: “Quanta belissima ggente…grande…belo…rugero!”

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Rugero è in realtà Ruggero Deodato, presente in sala insieme a uno stuolo di b-director del cinema italiano. Tra questi anche il figlio di Margheriti (citato nella scena dell’italiano maccheronico di Brad Pitt di Inglorious Bastards). Eli Roth è un fiume in piena. Ringrazia, saluta, dice nomi a caso in italiano è irrefrenabile. Finalmente comincia il film.

Il mio amico Marco Triolo mi ha confidato che alla fine “è poco più di Walking Dead, tranquillo…il tuo stomaco sarà a posto.”

Documento 2 – ore 23:13

Sorridente mi siedo. Sono a pochi metri da Eli Roth che nel buio della sala mostra i suoi brillanti denti bianchi agli spettatori che di volta in volta lanciano uno sguardo verso di lui.

The Green Inferno racconta la storia di un gruppo di hipster che decide di andare a salvare degli indigeni messi in pericolo dai nuovi conquistadores delle corporation del Gas. Ironia della sorte saranno proprio gli indigeni indifesi a diventare i loro terribili aguzzini.

Ottima sinossi. Bravo Giacomo. Andrà tutto bene. Ancora niente sangue in vista.

- Tutto a posto? – Mi si rivolge la mia vicina di sedia.
- Cosa certo? Perchè? Sono rosso? Perdo sangue? E’ il neo qui vero?
- Cosa quale neo? No, dicevo, mi sembra un po’ nervoso.
- E’ perchè mi stai dando del lei.
- Mi scusi.
- Ecco appunto.
- Pensavo avesse paura del sangue.
- Io paura del sangue? Bevo succo di mirtillo tutte le mattine e guardo Walking Dead da 4 stagioni.
- Ma quelli sono Zombie. Questo è cannibalismo.
- Cosa? – La dannata stronzetta sa il fatto suo.

Documento 3 – ore 23:40

Comincio a sudare. Per empatia anche gli attori sul grande schermo sudano. Ma loro sono appena arrivati nella foresta amazzonica. Come un animale in gabbia sento l’odore della paura. Potrebbe arrivare in ogni momento. Provo a ripetere a bassa voce “coagulazione”. Ma non sembra aver alcun effetto.

Documento 4 – ore 23:48

Oh Cristo! La bambina gli sta portando via una gamba!

Documento 5 – ore 23:53

Gli occhi gli sta mangiando gli occhi!

Documento 6 – ore 23:54

La fame chimica!

Documento 7 – ore 23:59

- Si sta masturbando?
- Credo di si. A quanto pare scarica la tensione.
- Ah giusto.

Documento 8 – ore 0:07

Perchè le formiche!

NDR

La testimonianza si interrompe bruscamente. Rimangono solo un biglietto con scritto “coaugulazione” e una contromarca “213″. Nel guardaroba è stato trovato un casco con il numero corrispondente, mai ritirato. Una foto scattata dal misterioso testimone è stata anche rilanciata su twitter dal regista della pellicola che ha però dichiarato di non sapere nulla della questione.

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