Martiniere: dall’Ispettore Gadget a The Avengers

Come promesso eccovi servita la seconda chiacchierata “testuale” dopo quella con David Lloyd pubblicata la settimana scorsa. In questo caso protagonista della nostra intervista è Stephan Martiniere, concept artist di fama internazionale, impegnato nei più importanti franchise degli ultimi anni, tra cui Star Trek, Star Wars e The Avengers (il secondo capitolo in arrivo). Occasione dell’incontro ancora una volta il Lucca Comics dove l’artista è stato omaggiato con una mostra monografica a lui dedicata.

Vorrei partire spiegando meglio qual è la funzione del concept artist…

La concept art è quel processo creativo che comincia all’inizio di un progetto. E’ dove ha inizio la parte visuale. Si comincia con la sceneggiatura e tutto deve avere una visione coerente. Per questo si prendono persone come me, o production designer, per cercare di immaginare un concept che sia coerente con la storia, che trasmetta l’azione…che trasmetta una visione univoca per il regista e per il progetto. Per questo il mio ruolo e quello di tutti quelli che lavorano in quest’ambito è quello di visualizzare le idee, per cercare di trasmettere tutto quello che si vedrà nel film, ed è quello che facciamo. Che si tratti di un progetto di Science Fiction o Fantasy, bisogna immaginare costumi, personaggi, armi, veicoli, ambientazione. E’ il processo creativo dietro tutto ciò che è visuale e vitale per la realizzazione del progetto.

Stephan Martiniere - Rage

Il tuo lavoro deve essere molto duro. In un certo senso devi partire dalla tabula rasa. E’ vero hai qualche indicazione dal regista e dal produttore e in più lavori su Science Fiction e Fantasy, che di fatto non esistono! Qual è il processo creativo, come lavori?

Ci sono diversi approcci a seconda dei progetti, ma diciamo che c’è un sacco di materiale a cui ispirarsi in tutti questi anni, soprattutto nel campo della Science Fiction e degli Effetti Speciali. Sai già cosa è stato fatto. In questo modo un regista o un production designer, può venire da te e dire “voglio fare una cosa tipo quel film…” o prendere qualcosa da un film ma distaccandosi da esso, modificandolo. Quindi hai già molte reference visive su quello che potrebbero volere di quello che è già stato fatto. Questo ti da un ottimo punto di partenza “Ok, questo è quindi il modo che vorrebbero avere nel film…” La seconda parte del lavoro ha che fare con il fatto che se vieni chiamato, vuol dire che gli piace cosa fai. Io so cosa sono bravo a fare e che probabilmente gli è piaciuto. Quindi il mio lavoro è una combinazione di quello che faccio, a livello artistico, insieme alla direzione di base che mi viene data durante la progettazione. Basandomi su queste informazioni il mio primo concept comincia a prendere forma. Che sia un personaggio o qualsiasi altra cosa. Da quel momento è un processo abbastanza semplice perché poi li comincia un ping pong tra il regista e il production designer sulla base di quello che vedono. A quel punto diventa più un lavoro di aggiustamento, di sviluppo, ma se hai l’artista giusto per cominciare perché è quello con cui vuoi lavorare, e se gli hai dato le giuste informazioni, a quel punto è solo una questione di tempo prima che il progetto si realizzi.

stephan_martiniere_01

Hai lavorato alla progettazione di Star Wars, credo si trattasse del secondo e terzo episodio. Come si lavora su qualcosa di così stratificato nella cultura pop delle persone? Qualcosa che tutti conoscono.

In un certo senso è addirittura più facile, perché hai un enorme universo già a tua disposizione. Non è come dover pensare qualcosa che non è mai stato fatto, cosa che mi capita molto spesso. Qui hai un universo esistente, quindi devi ampliare quell’universo, aggiungere, ma ci sono già delle regole prefissate. E’ vero può essere una bella sfida, ma in verità può essere più un aiuto di quanto si possa pensare. Soprattutto per un progetto come Star Wars, ci sono così tante cose già realizzate, sei già completante immerso in quell’universo. E se è un mondo che l’artista vive, apprezza, allora a quel punto si tratta solo di mettere “il proprio” in quell’universo, cercando di seguire la direzione giusta. E’ molto eccitante.

Total Recall 2013

Hai viaggiato moltissimo, sei stato in tutto il mondo, anche in Giappone dove hai cominciato nel mondo dell’animazione. Come si è sviluppata la tua carriera?

Beh è una cosa interessante. Da piccolo infatti volevo essere un fumettista. In Francia negli anni 60 e 70 i fumetti erano ovunque. Erano parte integrante della cultura. Non è stato qualcosa sui cui pensarci troppo perché avevo così tanto materiale a disposizione. Per anni ho pensato che sarei diventato un fumettista. A un certo punto sono andato a una scuola di animazione, non perché volevo lavorare nell’animazione, ma perché pensavo che fosse qualcosa di molto vicino al disegno per fumetti. Questo mi ha portato in Giappone a lavorar per “L’ispettore Gadget” e non aveva la minima idea che quella sarebbe stata una sorta di piattaforma di lancio per il mio lavoro in America. Per lavorare nel mondo dei film, dei parchi a tema, diegno e tutto quello che è successo dopo. Così mi sono reso conto che potevo essere molto di più di un fumettista, potevo fare tutto…per questo ho cominciato a lavorare per produzioni americane. Ho cominciato a prendere contatti con diversi aspetti dell’industria cinematografica, e lentamente lavorando un po qui e la, come una palla di neve…lavori un po’ da per tutto e piano piano cresce.

L'ispettore gadget

Mi hai detto che volevi fare il fumettista, quindi non posso non chiedertelo, quali sono stati i tuoi riferimenti culturali, e se poi hanno avuto qualche influenza sul tuo lavoro.

Beh ci sono un sacco di cose. Quando ero piccolo ero un fan di Tin Tin. Mio fratello aveva Spirou e mia sorella Mickey Mouse. Quindi c’era già uno scambio tra di noi in famiglia. Poi sono passato a Piff. Insomma c’era già un fiorire di artisti che mi piacevano molto. Mi dividevo già tra cartoni, fumetti più realistici, science fiction e mi piaceva tutto! Era un qualcosa che mi piaceva molto. A un certo punto poi mi sono spostato sui fumetti americani, roba come Strange, Marvel, mi piaceva molto Jack Kirby, Iron Man, Silver Surfer, cominciai a spostare i miei interessi, e mischiare i vari artisti e i diversi stili. Poi è arrivato Bernie Wrightson con Spectre, magazine dove c’erano anche The Swap Thing, The Creatures, e questo mi ha dato molta ispirazione. Ma quello che davvero ha cambiato tutto per me è stato Heavy Metal ispirato da Metal Hurlant, ha cambiato tutto in francia, quando è arrivato Moebius, Druillet, Giraud, è stato come schiaffeggiare qualcuno e dirgli “Sveglia!”, era qualcosa di completamente diverso. Li c’è stato un cambiamento. Seguivo già tutte queste cose, e cominciai a cercare di emulare tutti questi stili con cui venivo in contatto ma quando è arrivato Metal Hurlant è davvero cambiato tutto! Quello è stato il motivo che mi ha spinto davvero in questo campo.

Tin Tin

Abbiamo parlato di Super Eroi. Qual è il tuo preferito?

Direi Silver Surfer. E’ la mia infanzia. E’ legato alla mia infanzia, e non è tanto per il super eroe in se, che era molto fico, ma era perché John Buscema ci lavorava. E io ero un suo grande fan. Credo fosse un’artista incredibile. Lo stile con cui disegnava il super eroe era quello che mi attirava. E ricordo un numero in particolare. Quello della battaglia tra Spiderman e Silver Surfer, che rimarrà per sempre nella mia testa come “L’Immagine” del super eroe.

C’è un super potere che vorresti avere? Voglio essere invisibile, voglio volare?

(ride) E’ una domanda molto difficile. Direi, dammi tutto!

Vorresti essere il più potente di tutti! Come Doctor Manhattan?

Certo! Ma vorrei rimanere me stesso. Credo che Doctor Manhattan era troppo assurdo! Proverei un po’ tutti i poteri per vedere che succede!

I super eroi sono sempre stati famosi prima della guerra, durante la guerra, e oggi sembra siano tornati in auge. Tu hai lavorato per The Avengers 2. Hanno tutti un grande successo, la trilogia di Batman, Superman, che è tornato con un nuovo film. Come ti spieghi questo successo incredibile?

Credo che siano sempre stati un prodotto di successo. Si stanno solo riadattando a una nuova generazione. Non possono invecchiare. E’ un qualcosa in cui tutti si possono riconoscere, tutti vogliono essere super eroi, come essere uno Jedi. C’è sempre questa ricerca dell’irraggiungibile. A prescindere dai poteri, la fascinazione è sempre li. E’ una parte dell’essere umani. La rappresentazione di oggi è solo un nuova versione con una nuova tecnologia. Con una nuova generazione, quindi c’è più realismo, più effetti speciali, ma il personaggio, l’elemento umano è sempre li. La sofferenza, il voler essere un eroe. Quell’idea di voler essere un eroe, salvare le persone. I super poteri. Tutti sognamo questo a prescindere dall’epoca.

Martiniere

Hai lavorato in campi diversi. Film, videogiochi, parchi a tema, animazione, pensi che in questa era digitale, tutti questi generi diversi facciano parte alla fine della stessa cosa?

Come artista, lavorando in campi diversi dell’intrattenimento, posso dire che tutto ha a che fare con tutto, non c’è mai una cosa che faccio per un film che poi non abbia un effetto sul mio lavoro nei parchi a tema, o animazione, c’è sempre una connessione. Riguarda l’intrattenimento, concepire mondi, fantasie, personaggi magici, è ovunque, è parte dei parchi, dell’animazione, sono campi diversi, ma il processo creativo è sempre lo stesso. Concepire idee, visioni diverse, possono in realtà essere applicate in modi diversi. C’è di sicuro una connessione molto forte fra loro.

Siamo all’interno del’esposizione a te dedicata (durante il Lucca Comics 2013 è stata dedicata una mostra monografica all’artista francese NDR). E’ la prima volta che hai tutti i tuoi lavori insieme. Come ti fa sentire?

E’ un qualcosa di molto eccitante. Perchè di solito non mi capita di poter vedere tutti i miei lavori nello stesso posto. Soprattutto in una maniera così ben fatta. E’ come essere colpito da 20 anni della propria carriera in un colpo solo. Tutti questi ricordi che tornano in un secondo. E’ un qualcosa di travolgente e molto eccitante, perché in un certo modo posso riflettere sul lavoro fatto, è molto bello.

C’è qualcosa che preferisci, del lavoro che hai fatto?

Se dovessi sceglierne uno direi…forse. Madeline tra tutte le cose di Science Fiction e Fantasy quella piccola serie, è stata forse la cosa più affascinante, incantevole che abbia mai fatto. La più personale.

JJ Abrams, lo scambista di serie stellari.

Sarò sincero come un Vulcaniano. Non posso scrivere una recensione di Star Trek. Non lo posso fare. Non me lo chiedete. Sono un fan, non avrebbe senso. Sarebbe come chiedermi di scrivere una recensione di Ritorno al futuro. Finirei per scrivere cose tipo “E’ bellissimo” per poi attaccarvi un filippica infinita su quanto volessi essere Michael J. Fox da piccolo. Già, da piccolo.

Quindi farò qualcos’altro. Vi dirò che Star Trek è esattamente quello percui è stato costruito. Una macchina per divertire e ci riesce a pieno, a mio parere. I trekker forse troveranno alcuni riferimenti poco ortodossi. Alcuni spettatori potranno lamentare un eccessivo uso del lens flare (no seriamente, JJ, abbiamo un problema, piace anche a me il lens flare, ma Star Trek sembra girato dentro una di quelle stanze fatte di specchi del Luna Park), altri diranno che ci sono paradossi temporali che difficilmente potranno trovare risposta se non con un “Grande Giove!” (lo vedete, non ce la faccio), fatto sta che Star Trek Into Darkness riesce perfettamente nel suo scopo, citando @niola


Ovvero riesce “là dove un uomo in metallo aveva già fallito prima”. Non mi è riuscita la parafrasi di Star Trek. Poco male. C’è un altra cosa di cui voglio parlare in maniera del tutto pretestuosa. JJ dirige Star Trek, e dirigerà tra poco il nuovo Star Wars (e la scena dell’inseguimento tra astronavi all’inizio del film, è per me, una prova generale). Mai tutto questo “potere” era stato riposto nelle mani di un solo uomo. Chris Taylor dalle colonne di Mashable, ricevuta la notizia ha scritto a caldo: “dal tono dei tweets che rimbalzano in rete, sarete perdonati per aver pensato che un Protestante è stato appena eletto Papa”. Già perchè le serie di Star Wars e Star Trek si conformano proprio come due Religioni. Hanno le loro regole, hanno il loro credo: Star Wars è un Science Fantasy, Star Trek è una Science Fiction. La prima è mistica, quanto è umanista la seconda. La prima è ambientata in un passato non del tutto definito (A long long time ago…), la seconda in un futuro molto lontano. Ma il destino delle due saghe si è già incrociato altre volte. A quanto pare JJ Abrams non è il primo “scambista” di serie cult. Dean Foster autore dei primi due racconti di Star Wars è stato anche responsabile del trattamento del primo Star Trek. Lo stesso George Lucas, e nel particolare la sua Industrial Lights and Magic ha avuto un ruolo centrale nel portare in tv la serie di Star Trek nel 1987. Il visual effect supervisor John Knoll è stato infatti responsabile di alcuni effetti cult di Star Trek, come l’effetto Warp Drive (velocità di curvatura) della sigla.

Lo stesso Knoll ha continuato la sua collaborazione con la serie fino al 1995 prima di tornare a collaborare con Star Wars per la Special Edition e gli episodi successivi. Addirittura in “Trek Nation”, documentario sull’impatto culturale che il lavoro di Gene Roddenberry (autore della prima serie di Star Trek) ha avuto sulle persone, interpretato da Eugene Roddenberry, Jr (il figlio), troviamo un Lucas particolarmente grato alla serie “avversaria”.

Per fortuna a mettere pace tra i due mondi ci ha pensato il vecchio George “Hulu” Takei (primo personaggio a recitare in tutte due le saghe, ha infatti prestato la voce per la serie animata The Clone Wars) che in questo video ha chiesto ai fan delle due saghe di placare i loro animi: “Quello di cui abbiamo tutti bisogno in questo momento è una “Star Peace”, se non vogliamo che la Science Fiction cada preda di un ben più temibile nemico…Twilight”. Messaggio ricevuto Hulu.

Ringrazio Chris Taylor per le info.