Ode to Monty Python (Reunion in arrivo)

Chi ama la comicità ama i Monty Python. No aspetta forse è troppo limitante. I Monty Python sono stati in grado di andare oltre la comicità. Il mondo da loro creato è un uniquum nel panorama televisivo (prima) e cinematografico (dopo). E’ incredibile vedere come un loro sketch del 1969 “Dead Parrot” sia ancora oggi considerato uno degli sketch più divertenti mai prodotti.

Dead Parrot

Questo perchè i Monty Python hanno sempre cercato di parlare del presente attraverso una costruzione che si astraeva completamente dalla realtà. Questa completa astrazione ha fatto si che i loro sketch diventassero eterni, comprensibili in qualsiasi epoca e, esagero, qualsiasi dimensione. Provenienti da un’elite intellettuale (2 da Cambridge e 2 da Oxford, l’americano Gilliam venne in seguito), hanno cercato in ogni modo di smontare il meccanismo della comicità arrivando a scrivere meta-sketch in cui l’evento comico veniva esplicitato liberandolo da tutti gli orpelli della finzione.

History of the joke

Molti sono quelli che hanno preso spunto da The Flying Circus (andato in onda sulla BBC tra il 1969 e il 1974) . In primis il Saturday Night Live show che oramai da 38 anni imperversa nella tv americana. La struttura a stream of consciuness che caratterizza il The Flying Circus è stata un esempio per molte trasmissioni televisive inglesi e alcune altre radiofoniche poi trasformate in format per la televisione. A bit of Fry and Laurie prende a piene mani dal The Flying Circus riadattandolo a una conduzione a due (Stephen Fry e Hugh Laurie, quest’ultimo oggi più conosciuto per la fortunata serie Doctor House).

A bit of Fry and Laurie – Italian Brothers

Gli ultimi ad aver abbracciato lo stile sketch show, sulle orme dei Python sono forse la coppia comica Mitchell and Webb. I due sono delle vere e proprie star in UK anche grazie al successo ottenuto dalla serie Peep Show, sitcom che fa un uso massiccio della soggettiva, non proprio all’ordine nel giorno nel linguaggio del comico.

Peep Show

Avrei voluto scrivere di più e meglio, un giorno lo farò, prometto. Intanto vado a mettermi davanti al mio computer in attesa che vengano messi in vendita i biglietti per la Reunion dei Monty Python, prevista per il 1 Luglio 2014 all’O2 Arena. Per passare il tempo ecco un video dal canale ufficiale di youtube dei Monty Python nel quale una serie di attori e autori della tv e del cinema ci spiegano perchè amano i Monty Python.

[UPDATE]

Quel biglietto è ora ufficialmente nelle mie mani. Sarò li, davanti ai mitici Monty Python venerdi prossimo. Stay Tuned.

Sliding Doors – Quando facevano ridere

Nella vita di un attore c’è un momento in cui il pubblico, il successo di uno show, decide il destino di un’intera carriera. Succede così che attori dal forte potenziale drammatico si trovino intrappolati nel comico e viceversa (Leslie Nielsen prima di Police Squad era tutto tranne che un comico). A dir la verità la leggenda vuole che l’attore comico abbia una marcia in più rispetto a quello drammatico in questo gioco delle parti. Per questo capita di trovarsi sorpresi nel vedere un Jim Carrey passare da Ace Ventura a Se Mi Lasci Ti Cancello dove le sue armi mimiche vengono pressochè celate. Il motivo di tale sopresa? Forse ci aspettiamo meno dai comici? Crediamo che la risata in un certo senso sia un qualcosa di più facile da ottenere? Qual è l’arma di un comico drammatico? I comici sono abituati a dover combattere un nemico invisibile di cui nessuno conosce ancora il segreto: il riso. Trasportati su un palco drammatico e senza l’ansia delle risate, si rilassano, rilasciando una performance che nessuno si sarebbe mai aspettato. Le mie sono tutte congetture, forse anche pretenziose, perchè quest’oggi volevo parlarvi di questi comici dall’animo drammatico. Attori “schizofrenici” che hanno visto dopo anni di commedia trovare nuova vita in ruoli drammatici.

Il primo della lista è Hugh Laurie, Dott. House per gli appasionati di serie, ma ancor prima spalla comica dalle incredibili qualità in partnership con un altro grande della comicità inglese: Stephen Fry. Il loro show di maggior successo “A Bit of Fry and Laurie” riprende la struttura sketch show dei Monty Python aggiornando il comparto comico alla cultura british degli anni 80.

La trasformazione di Hugh Laurie, complice anche l’età, è incredibile. Da Mago del travestimento negli anni 80 a Medico scontroso, un po’ shakesperiano, nel serial che lo ha reso famoso negli Stati Uniti. L’accento British è completamente scomparso così come anche le sue espressioni e la sua mimica teatrale (a volte ricorda Mary Feldman). Permane però una sottile ironia, un sarcasmo che sembra riportare Laurie ai suoi fasti comici.

Continuando il nostro viaggio nei “comici drammatici” troviamo Kelsey Grammer, attore shakespeariano dal lungo curriculum teatrale che ha però trovato il successo nei panni del Dott. Crane, uno scapestrato psicologo prima apparso nella serie Cin Cin come recurrent character per poi guadagnarsi una serie tutta sua nello spin off Frasier (una delle serie più premiate della tv americana). Grammer diventa il primo attore a essere nominato agli emmy per lo stesso ruolo in tre stagioni differenti (gli emmy vinti saranno poi 5).

Passano gli anni. Kelsey continua a essere invitato come guest star in varie serie, come doppiatore presta la voce per alcuni cartoni animati e nel 2009 tenta il ritorno alla sit-com con Hank che però viene chiuso dopo soli 9 episodi. Dove sta sbagliando? Forse nel genere? Grammer non si da per vinto e l’anno successivo si lancia in un progetto molto ambizioso. Interpretare la parte di un sindaco corrotto e senza scrupoli nella serie (da lui prodotta) Boss. Dietro alla macchina da presa siede un maestro del cinema come Gus Van Sant. La scelta di utilizzare un attore da sempre visto come “comico” è all’inizio spiazzante. Dopo 10 minuti fatti di sorrisi e dialoghi poco caratterizzanti, veniamo travolti dalla furia del suo personaggio. Grammer (Tom Kane) tira fuori la sua vera anima, fino a quel momento rimasta celata dietro la maschera di uomo politico, in una scena di una violenza verbale e fisica del tutto inaspettata. Il vecchio Frasier è spazzato via in pochi secondi e Grammer non sembra mai essere stato altro che Tom Kane.

Ma chi forse ha fatto il salto più impressionante (in termini di successo) è stato Bryan Cranston. La sua è la storia più anomala tra quelle sopracitate. Una carriera schizofrenica che l’ha visto provare ogni sorta di personaggio dello scibile televisivo. Nel suo curriculum lo troviamo praticamente in ogni ambito, dal doppiaggio, dove da la voce al Gandalf di Robot Chicken, al recurrent character in serie di successo come The Louie Show (Curt Sincic), Seinfeld (Tim Whatley). In mezzo ci sono mille apparizioni come protagonista di puntata in serie come Babylon 5, Baywatch, La signora in Giallo, X-Files (6×02, segnatevi questo momento, indovinate chi ha scritto questo episodio? Vince Gilligan vi dice qualcosa?) e molte altre. Nel 2006 gli viene finalmente presentata un offerta come protagonista, o meglio come padre del protagonista, nella serie Malcolm in The Middle (2006, 151 episodi). Cranston è perfetto nel padre un po’ isterico e insicuro vittima di una moglie e di una famiglia fuori di testa. Ma il bello doveva ancora venire.

Da quel vagare senza meta in parti disparate Cranston incontra Vince Gilligan sul set di X-Files. Tra i due c’è un immediato feeling. Un feeling così forte da non lasciare dubbi a Gilligan al momento del casting di Breaking Bad. La produzione però non sembra subito capire tale decisione. Cranston era conosciuto solo per la sua performance in Malcolm che tutto aveva a che fare tranne che con una storia di malattia, droga e violenza come quella che stava per cominciare su AMC. Vengono prima avvicinati altri due attori, John Cusack e Matthew Broderick. I due però declinano l’offerta e alla fine il canale si convince proprio dopo la visione dell’episodio di X-Files che aveva permesso a Gilligam e Cranston di conoscersi. Il resto è storia.

Colpito dalla sua carriera camaleontica l’utente di youtube Zirconium Fluor ha messo insieme in unico flusso le mille apparizioni di Cranston. Il titolo è molto evocativo: A Bryan Cranston alternative TV story.