5 cose che ho imparato sul futuro guardando “Her”.

1. Il futuro sarà senza cinema. Già. Niente pellicole. Almeno questo è quello che traspare dal racconto messo in scena da Spike Jonze. Nessuno sembra mai citare un film, nè ci sono pubblicità in giro per la città che rimandano alla remota possibilità che qualcuno ancora vada al cinema. L’unico film che vediamo è una sorta di arte concettuale che molto ricorda le provocazioni di Andy Warhol: un’inquadratura fissa di una persona che dorme. Sapete per il fatto che, si insomma, passiamo un terzo della nostra vita a dormire…e allora…capito no?

2. Non sembrano esserci social network nel futuro immaginato da Jonze. Niente Facebook, Twitter o Google+. I social sembrano essere completamente integrati nei sistemi operativi e gestiti direttamente dal software dei nostri PC.

3. I videogiochi sembrano essere la nuova forma di intrattenimento prediletta dagli esseri umani. I videogames sono interattivi, non solo con l’utente giocante, ma anche con le altre macchine e gli altri dispositivi presenti in casa. Il controller è scomparso lasciando il posto a una sorta di Kinect evoluto. Lo schermo esce dai confini della sua cornice per immergere il giocatore in una sorta di ologramma che invade il salotto di casa. In entrambi i casi Jonze sembra ispirato a due progetti realmente esistenti, entrambi prodotti da Microsoft.

La centralità dei videogiochi è palese da una scena in cui Theodore racconta a una ragazza la storia di un personaggio di un videogioco. La fantascienza in questo caso è duplice: non solo racconta a una ragazza di giocare ai videogiochi, addirittura pensando che possa essere un ottimo argomento di discussione durante un cerimoniale romantico (utilizzando una terminologia futuristica), ma lei vuole comunque andare a letto con lui. Ah la fantascienza…

4. Gli esseri umani del futuro non sono altro che dei gusci vuoti non in grado di vivere le proprie emozioni. Gli unici a percepire la vita nella sua pienezza sono i computer. Sembrano passate ere geologiche da quando il cinema vedeva le macchine come una minaccia per l’umanità. Spike Jonze non solo crede che le macchine salveranno il nostro animo romantico, ma che non tenteranno alcun hacking del sistema per renderci schiavi e usarci come bozzoli per alimentare la loro tecnologia. In un altro cortometraggio Jonze aveva già affrontato l’amore tra macchine, anche in quel caso lasciando trasparire la sensibilità dei robot in un mondo di umani senza sentimenti.

5. Hipster. Il futuro sarà invaso da milioni di Hipster. Saremo tutti costretti a indossare i pantaloni di lana di nostro nonno senza l’utilizzo di alcuna cinta, camicie di lino, occhiali in radica e baffetto da sparviero. Ascolteremo musica pseudo-folk e ci ecciteremo per il design di un capo di abbigliamento che lasci scoperte le nostre caviglie.

Shortfilm – The Final Moments of Karl Brant

Su Youtube vengono caricati ogni giorni un numero crescente di video. Un numero così elevato da rendere impossibile matematicamente per chiunque poter anche solo dare un’occhiata a questo marasma di immagini in movimento. Quando i numeri crescono in questo modo è anche difficile solo scegliere cosa guardare. Soprattutto se si cerca qualcosa di qualità. Youtube non è più solo gattini e incidenti sullo skate da un bel po’ di tempo (anche se i giornali non sembrano pensarla così, vedi barre destre della disperazione da click) e molti sono i contenuti di alta qualità, completamente gratuiti disponibili sulla piattaforma ora proprieta di Big G. Unici requisiti per goderne, un buon feed di amici (e/o Mashable Buzzfeed Design Taxi) e la conoscenza della lingua inglese. Per quest’ultima skill esiste in realtà un sistema di voice to caption (un software in grado di tradurre l’audio in testo) che in sinergia con Google Translator può darvi “on the fly” una traduzione “decente” di quello che avviene su schermo. Ripeto “decente” non per forza corretta. Diciamo che vi da il senso generale.

Ma arriviamo al titolo del post, che sennò vi perdo. Se non vi ho già perduti. THE FINAL MOMENTS OF KARL BRANT, l’ho trovato grazie a una segnalazione di John Cabrera, attore e sceneggiatore (ma non interprete) della web serie di successo “H+” prodotta da Warner Bros e co-sceneggiata con l’italianissimo Cosimo De Tommaso (nonchè supervisionata da Brian Singer). Se non volete leggere nulla prima della visione, andate direttamente in fondo. Tornerete più tardi.

Si tratta di una Sci-fi in piena regola ambientata in un futuro che molto ricorda le atmosfere di Blade Runner (la scena dell’interrogatorio sembra una chiara citazione). Due detective sono chiamati a indagare sull’omicidio di uno scienziato. Grazie a un dispositivo, da lui inventato, in grado di proiettare la coscienza “salvata” su uno speciale hard disk, i due investigatori hanno la possibilità di interrogarlo sui suoi ultimi momenti di vita.

Il film regge perfettamente per tutti i 16 minuti che lo compongono e si distingue per un comparto tecnico di altissimo livello. Un set-design davvero incredibile (date un’occhiata alla cura nella realizzazione dei gadget tecnologici, prodotti da Gustaf Aspegren) e un cast di buona levatura (tra i quali spicca Paul Reubens, già visto in Pee-wee’s Big Adventure, Buffy The Vampire Slayer, Nightmare Before Christmas e Blow). Dietro la macchina da presa siede M.F. Wilson, regista, ma anche autore (disegnatore) della Graphic Novel pubblicata nel 2010 su Heavy Metal Magazine “Fluorescent Black”. Ad aiutarlo nell’impresa c’è il Producer/Editor/VFX Supervisor Scott M. Davids (supervisor in progetti come Battleship, The Bourne Legacy). A proposito degli effetti speciali. L’immagine olografica di Karl Brant è stata creata grazie una tecnica, sviluppata proprio da Davids e Kleinberg. L’idea è stata quella di combinare il Kinect (accessorio della X-box in grado di riconoscere in realtime il movimento del nostro corpo e trasformarlo in un controller) con una Reflex digitale. Una volta registrata l’immagine con i due dispositivi, il filmato è stato sovrapposto per creare il personaggio tridimensionale che vediamo nel corto.

Buona Visione.