Se cambi titolo ti cancello

In questa calda estate senza ferie (Ferie? Di che parli Giacomo?) volevo risollevare una mia vecchia polemica. Un vecchio pallino, come l’Iraq per la famiglia Bush: la traduzione, molto più spesso, lo stravolgimento dei titoli dei film al loro arrivo nel nostro paese. Oltre a essere un problema filologico è anche un problema sociale. Mi spiegherò meglio nelle prossime righe se avrete la pazienza di ascoltarmi.

Il titolo che più di tutti ha pagato questa nostra brutta abitudine è stato (da qui il titolo del post) “Se mi lasci ti cancello” di Michel Gondry. Il titolo originale in questo caso è stato stravolto completamente di fatto adattandolo a un “brand” cinematografico che nulla aveva a che fare con il linguaggio onirico del regista di Be Kind Rewind (Gli Acchiappafilm) e La Science des rêves (L’arte del Sogno). The Eternal Sunshine of the Spotless Mind. D’accordo un po’ lungo forse. Ma molto evocativo e poi…e poi è una citazione dannazione. Tratta dal poema “Eolisa to Abelard” di Alexander Pope che narra di una tragica storia d’amore dove l’oblio è l’unica consolazione per la disperata eroina.

How happy is the blameless vestal’s lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray’r accepted, and each wish resign’d;

Dunque Gondry non voleva finire sul Guinness per il titolo più lungo della storia del cinema (che per la cronaca apparterrebbe a “Night of the Day of the Dawn of the Son of the Bride of the Return of the Revenge of the Terror of the Attack of the Evil, Mutant, Alien, Flesh Eating, Hellbound, Zombified Living Dead Part 2″) ma semplicemente scegliere un titolo che avesse senso (e se avete visto il film sapete di cosa parlo) con la storia che voleva raccontare. La citazione spiega, ma in maniera sottile, criptica, mentre il titolo italiano semplifica, rende esplicito e per nulla misterioso, anzi prende per cretino lo spettatore, di fatto spiegandogli la trama del film.

Ma è già successo. Questa cosa del dover spiegare intendo. 1990. Un piccolo marmocchio dagli occhi azzurri diventa in poco tempo il bambino più famoso d’America (prima di diventare un drogato con una famiglia di mascalzoni che hanno dilapidato la sua fortuna). Stiamo parlando di Macaulay Culkin (devo sempre cercare come si scrive, come Jake Gyllenhaal). Il film in questione ha un titolo semplice diretto, senza fronzoli al contrario della sopra citata opera con protagonista Jim Carrey: Home Alone. Home Alone. Pure and simple. Beh, noi tendiamo a semplificare, quindi..quindi un cavolo anche qui spiegone, con allungo di caratteri: Mamma ho perso l’aereo. Dannazione. Non voglio sapere prima di andare al cinema perchè il bambino è rimasto a casa. Non lo voglio sapere. E’ spoiler!

Anche il maestro del cinema Alfred Hitchcock aveva già pagato dazio con il suo “Vertigo” aka La donna che visse due volte. Diamine è un thriller! Non si può mettere nel titolo parte del mistero! Rimanendo sullo stesso autore stessa sorte è toccata a “Intrigo Internazionale”, titolo originale North by NorthWest (e qui vi cito una storia molto interessante tratta da questo articolo)

Il significato del titolo (quello originale, ovviamente) fa rabbrividire quant’è profondo: North by Northwest pare sia stato suggerito da Kenneth MacKenna, capo dell’ufficio sceneggiature della MGM, e potrebbe semplicemente alludere alla direzione geografica che prendono le vicende del film: c’è un omicidio al palazzo delle Nazioni Unite a New York, poi i protagonisti si spostano verso il nord-ovest, al monte Rushmore nel Sud Dakota. Ma nel titolo, che indica una direzione inesistente sulla bussola, i critici hanno ritrovato la citazione di un verso di William Shakespeare tratta dall’Amleto e pronunciata dal principe: “Io sono pazzo solo quando spira il vento nord-nord-ovest. Con la brezza del sud so distinguere un airone da un falco”. Scegliendo questo titolo Hitchcock sembra voler identificare il suo protagonista, Roger Thornhill, con Amleto stesso.

Se poi si entra nel particolare le cose vanno anche peggio. In adattamento testi spesso e volentieri si traducono parole a orecchio causando veri e propri incidenti “nerd” diplomatici

“Episodio I” di Guerre Stellari. All’inizio Qui Gonn afferma “sono spaventati dalla trivialità di questa riunione”. Ma in inglese “trivial” significa “banale”, in italiano “triviale” significa “volgare”.

Questi piccoli errori, ripetuti, hanno però sollevato l’interesse di Fay Ledvinka, giovane traduttrice specializzata in dialoghi cine-televisivi. Fay ha scritto un libro “What the fuck are you talking about? – Traduzione, o missione e censura nel doppiaggio e nel sottotitolaggio in Italia” (Eris edizioni) nel quale studia 6 pellicole e rispettivi adattamenti per vedere se si nasconde qualche mistero dietro questi “lost in translation”. I film presi in considerazione sono: Full Metal Jacket, Pulp Fiction, Le Iene, Love Actually, The Snatch, Slevin – Patto Criminale.

Il risultato è interessante sebbene non esauriente (solo 6 pellicole non fanno la storia del cinema). A quanto pare spesso nell’adattamento si tende ad ammorbidire i toni:

Goddamn (che Dio ti maledica, maledizione) compare 22 volte, ma il riferimento a Dio non è mai stato mantenuto. È stato omesso 11 volte per il doppiaggio, ed è stato trasformato 7 volte in parolacce senza riferimenti religiosi, come l’intercalare cazzo. Invece Jesus (Gesù) è stato nominato 16 volte e omesso 9 in traduzione.

Sempre dalla stessa ricerca emergono inquietanti volgarizzazioni di frasi più contenute, spesso con un cambio di senso, scusate il gioco, insensato.

Nel film “Slevin”, poi, c’è un personaggio distinto, il Boss, impersonato dall’attore Morgan Freeman, che dice una battuta neutra (– He’s homosexual, è omosessuale), ma la traduzione gli attribuisce un giudizio omofobo: – È una checca.

Tutto questo trambusto in traduzione non deve aver lasciato indifferente un maestro del cinema come Kubrick (lui stesso colpito da alcuni ammorbidimenti nella traduzione di Full Metal Jacket) che per la famosa scena della macchina da scrivere in Shining, preparò una traduzione ad hoc per ogni lingua in cui sarebbe stato distribuito il film:

Inglese All work and no play makes Jack a dull boy (letteralmente, Solo lavoro e niente divertimento rendono Jack un ragazzo noioso)
Italiano: Il mattino ha l’oro in bocca
Tedesco: Was Du heute kannst besorgen, das verschiebe nicht auf Morgen (Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi)
Spagnolo: No por mucho madrugar amanece más temprano (Anche se ti alzi più presto, non farà giorno prima)
Francese: Un «Tiens» vaut mieux que deux «Tu l’auras» (Un «Tieni» vale più di due «Avrai»)

“All work and no play makes a Jack a dull boy” è diventato anche un libro-provocazione pubblicato da Phil Buehler. 80 pagine di follia pura…

Perchè tutto questo sproloquio Giacomo? Il caldo? No. Ieri sera ho visto The Place Beyond the Pines di Derek Cianfrance (mi è piaciuto ma vi risparmio una recensione in coda) E’ stato il titolo ad attirarmi. Un titolo evocativo. Qual’era la sua traduzione in italiano? Come ti sbagli…voglio dire “Come un tuono”.

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4 pensieri su “Se cambi titolo ti cancello

  1. Conosco la persona della Eagle che ha deciso il titolo Italiano “Se mi lasci ti cancello” e per quanto brutto suoni, per coloro che lavorano nel settore questo titolo è considerato un successo e ha permesso che in Italia il film a andasse bene!

  2. Alla fine lo scopo è sempre quello di vendere, e se cambiare un titolo permette di mandare al cinema qualcuno (magari sostanzialmente “fregandolo” creando false aspettative) a chi deve vendere non interessa.

    • Vero. Però in alcuni casi c’è il rischio opposto. Se leggo “come un tuono” neanche mi avvicino alla sala. C’è da dire che negli ultimi tempi sembra che le case di distribuzione stiano cambiando idea al riguardo. Ci sono un sacco di film che escono con il titolo originale e al massimo il sottotitolo in italiano (che ci sta).

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