Royal baby, nasci, dai!

Agli inglesi normalmente e senza troppa fantasia associo l’aplomb, il senso di ciò che è opportuno e cosa no, e l’ordinato distacco che sottomette la sfera emotiva al decoro collettivo. Per questo assisto con stupore e quasi attendo quelle particolari congiunture astrali che fanno sì che il popolo del Regno si dia alla pazza gioia. L’occasione si presenta soprattutto (o almeno è quella che preferisco) se c’è di mezzo la Royal Family. E’ a proposito di questo tema che gli inglesi rovesciano il banale sentire dei clichè e si abbandonano ad un furore simile a quello che coglie i fedeli di San Gennaro quando si mette a sanguinare.

Così sono qui ad aspettare insieme a loro che Kate partorisca e che William telefoni alla Regina (il messo lo hanno fatto fuori, per scombinare un po’ le regole). E che la Regina a sua volta chiami il Primo Ministro e Carlo e Camilla e Henry. E la famiglia di lei, per ultima: “Ah, già bisogna avvisare anche quelli!” E voglio che qualche guardia reale affigga subito su un piedistallo dorato la cartella clinica che rivela il sesso e il peso del neonato. E che ad ognuno dei sudditi nati nello stesso giorno venga regalata una moneta da un penny commemorativa e di buon auspicio per la vita. Per non parlare delle 40 cannonate che verranno sparate per ufficializzare il momento storico. Non si sa quanto le aspetto!

Nel suo anacronismo disarmante questa febbre è bellissima, è una festa da paese delle favole con cocchi e cavalli, e ha la strampalata qualità di aggiornarsi e includere nel protocollo il blocco del traffico di una metropoli, l’occupazione del parcheggio della clinica di lusso, l’allarme dell’eliporto più vicino per precipitare il Principe Ereditario in sala parto, e ancora il tam tam già disposto per Facebook e Twitter. Così tutti potranno uscire per le strade e gioire e ubriacarsi e ballare nudi in nome del prossimo-prossimo re (o regina per quel che mi auguro).

Perciò, chi contempla severamente la valanga di sterline che escono dai forzieri per celebrare il lieto evento, secondo me è francese…

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