Robocop Vs Robocop

Prima di cominciare volevo fare un piccola premessa cercando di spiegare il così detto “amarcord effect”. La sindrome si presenta perlopiù all’interno di una sala cinematografica in concomitanza con un remake o uno spin off di una pellicola che abbiamo consumato in giovane età. Al buio della sala infatti è possibile riprodurre quel “brodo primordiale” in cui la prima volta abbiamo goduto di quello che è diventato per noi un classico del cinema (a prescindere dalla sua valenza reale nella storia della suddetta arte). L’amarcord effect si presenta di solito con frasi sconclusionate come “Ma non c’entra un cazzo…” “Ma guarda come cazzo lo hanno fatto!” “Si vabbè mo’ vola…” “No ma si, mettiamo un altro di chilo di CGI…che faccio lascio?”

L’unico modo per evitare di cadere in questo stato “catodico” è cercare di fare qualcosa di scientifico, un autopsia della pellicola, cercando di tenere lontano i demoni adolescenziali. Ci provo. Ma non vi assicuro niente. Il nostro primo paziente è Robocop. Già, proprio lui. Il mezzo uomo e mezzo robot che nel 1987, sfruttando il successo di Terminator, ci ha deliziato con la sua violenza senza censura e la sua camminata cigolante. Il remake uscito qualche giorno fa, arriva quasi 25 anni dopo con un restyling non solo visivo, ma soprattutto, narrativo.

Storia

La OCP (Omni Consumer Prod) è sempre li anche se adesso si chiama Omni Corp. In pratica è una sorta di DARPA dei nostri tempi che fornisce equipaggiamenti militari all’esercito. Il primo cambiamento è nel motivo per cui le macchine non sono adatte a salvaguardare la nostra sicurezza. Nell’originale era palese: non funzionavano. Ne sa qualcosa quel poveraccio spappolato nella prima prova su strada a inizio film. Nella sua versione 2014 le cose sono un po’ più complicate. La questione è politica. Gli uomini (democratici) non si fidano delle macchine. C’è una legge che proibisce loro di essere tutori della legge, e si, poi non funzionano proprio bene. Ma la cosa è solo parzialmente accennata.

Human Touch

Padilla ha voluto aggiungere una sorta di “human touch” (aka melodramma) nella sua rilettura del film di Verhoeven. Murphy ha il volto scoperto dall’inizio facendoci subito impietosire davanti alla sua situazione (in una scena ci viene mostrato il suo vero aspetto dentro l’armatura). Murphy è un uomo-macchina (non a caso “uomo” viene prima di “macchina”), un uomo che non vuole essere trasformato in macchina.

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Al Murphy 1.0 non è neanche data questa decisione. Il suo corpo viene preso e usato come ospite per gli esperimenti della OCP (nel 2014 servono i permessi dei familiari). La famiglia di Murphy scompare nel nulla così come la sua prole. La sua unica missione è fa rispettare la legge. Di fatto il Robocop del 1987 fa un processo inverso rispetto al suo corrispettivo del futuro. E’ un robot che vuole tornare uomo, scavando piano piano nei ricordi ancora rimasti incastonati nella sua memoria. Vorrei parlarvi dell’analizzatore di stati depressivi di cui è fornito il Robocop del 2014, ma per evitare cadute in pericolosi stati “amarcord” eviterò.

The Bad Guy

Ecco secondo me un punto fondamentale in questa autopsia: il cattivo. Nel Robocop del 2014 manca un cattivo, un cattivo vero, uno di quelli che non vorresti mai incontrare, uno di quelli che odi dal primo istante, e che vorresti vedere morto entro il minuto 8 del primo tempo. Cerco di essere più chiaro, i cattivi naturalmente ci sono in entrambe le pellicole, ma sono gestiti in maniera differente. Nel 1987 i cattivi sono 2. Il malvivente Clarence Boddicker e il senior president Dick Jones. Sono entrambi due “ruthless”, e ce lo fanno capire nei primi minuti del film. Dick non si scompone dopo che il suo robot ha trivellato di colpi un ignaro impiegato della OCP. Mentre Boddicker picchia di continuo i suoi scagnozzi e dopo neanche 10 minuti ha già tirato uno dei suoi giù da un camion per rallentare un auto della polizia! Si può essere più cattivi di così?

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Facciamo un salto avanti. 2014. I cattivi sono sempre 2 ma sembrano entrambi malviventi con i guanti di velluto. Michael Keaton (presidente Omnicorp) esercita il suo potere prettamente con i soldi. Compra quello che vuole e non sembra avere una grande propensione alla violenza (a parte il fatto che costruisce armi). L’altro Bad-Guy ha già un nome che è un programma: (Miss) Antoine Vallet. Vallet. Sul serio? Un cattivo di nome Antoine? Boddicker. Provate a pronunciarlo. Boddicker. Da già fastidio solo pronunciarlo. Rispettando il suo soave nome Antoine è a confronto con il suo predecessore una mammoletta. Come il suo ricco comprimario Keaton di base compra le sue azioni criminali. E’ un criminale per procura. Quando si sente scoperto, gentilmente chiede scusa, si alza e se ne va aspettando la cavalleria per far fuori i due poliziotti che si trova alle calcagna. Idem quando si tratta di uccidere Murphy decide di mettere un bomba sotto la sua auto! Boddicker nello stesso momento stava prima facendo saltare una mano al povero Murphy per poi trivellarlo di colpi e finirlo con un proiettile alla testa. Vallet nel 1987 sarebbe stato un bibliotecario, uno un po’ nervoso in caso di ritardi con le consegne, ma non certo un assassino senza remore. Scusate. ho avuto un giramento di testa. Deve essere un principio di “amarcord effect”. Altro particolare da non sottovalutare i due cattivi del 1987 sono legati, e si alleano contro il malcapitato Robocop, cosa che invece non accade nella versione 2014 dove la “cattiveria” è scorporata su più fronti, addirittura tre: Antoine, Keaton, e la polizia corrotta. I cattivi agiscono su binari diversi. Le due linee diaboliche non si scontrano mai. I due cattivi sono perseguiti separatamente e separatemente trivellati dal cyber-poliziotto. Voglio dire, se si divide una parte in due per forza di cose si otterrá una diminuizione della sua forza. Provate a dividere un corso d’acqua in due rigoli, la sua pressione per forza di cose diminuisce. Il vecchio Robocop ha due cattivi da combattere, ma a rendere ancora più difficile la sua situazione i due si conoscono e condividono la stessa follia omicida. Risultato? Doppia pressione. Doppia cattiveria. È una questione di fisica.

Si Vabbè Mo’ Vola

Scusate, non volevo. Un altro rigurgito amarcord. E’ solo un titolo. Cercherò di mantenere la calma. L’ultima parte di questa autopsia riguarda la realizzazione del nostro eroe. Come spesso accade negli ultimi tempi, l’idea è stata quella di un reboot. Robocop del 1987 non è mai esistito in questa versione 2014. Gli anni sono diversi (anche se non sono chiari nella versione 1987 come non lo sono in quella 2014) come anche il design del nostro eroe che si presenta in una mise nera più dark (knight) di quella anni 80….NO MA METTIAMO UN ALTRO CHILO DI CGI…ehm…dicevo. Mise diversa ma anche “poteri” diversi.

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Robocop è un umanoide molto cambiato rispetto la sua controparte “Verhoeven”. Corre a velocità smodata (come in Io Robot), salta come Hulk ed ha nel cervello l’intero database (in real time) di tutta Detroit. Inoltre va in moto perchè oramai se vai in macchina dopo aver visto Batman sei uno sfigato. SI MO VOLA!…scusate. Stavo dicendo. D’accordo non ce la faccio. Non riesco a escludere la mia prima visione di Robocop. E’ impossibile. Il nuovo Robocop è una versione edulcorata di quello di Verehoven. Manca l’ironia, mancano i cattivi e manca la violenza. Ma quella oramai è stata annullata dal nuovo corso di Hollywood. I film devono essere per tutti a prescindere dall’argomento trattato. PG13 si chiama questa condanna. Per questo possiamo anche scordarci Atto di Forza, Robocop, Die Hard, Terminator, almeno come l’abbiamo fruiti 30 anni fa. Il blockbuster di oggi è pulito, estremamente prolisso (anche Robocop dura più di 2 ore) e possibilmente convertibile in una saga/trilogia. Ah, e non dimenticate il melodramma. Robocop prova ad analizzare la mia percentuale di depressione se ci riesci.

Ps. Non ho parlato di Samuel L. Jackson che pur mettendo in scena un’ottima performance rimane del tutto scollegato dal film. Come se ogni tanto ci fosse un’interferenza all’interno della pellicola. L’informazione televisiva c’era anche nell’originale. Ma li il telegiornale era del tutto surreale (sembrava una coppia degna di Futurama) e soprattutto era allietato dalle splendide pubblicità-fake a cui ci ha oramai abituato Verehoven.

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