L’esercito di gomma

La televisione, il cinema, la finzione in genere sono sempre state armi molto potenti per il mantenimento del potere. Hitler lo sapeva bene, per questo investì ingenti cifre in produzioni cinematografiche per rendere più forte la sua influenza. Nell’ultimo “Argo” Ben Affleck mette in scena una finta produzione di un film per salvare un gruppo di americani rimasti intrappolati in Iran. Ma la storia che vi sto per raccontare va ben oltre quella del film premio Oscar, infatti nessuno aveva mai pensato di usare il cinema per combattere, fisicamente, una guerra. Scettici? Andiamo con ordine. Siamo nel mezzo della Seconda Guerra Mondiale. Gli Stati Uniti sono ufficialmente entrati in guerra al fianco degli Alleati. La guerra è a un bivio. La Germania divisa su due fronti non cede. Nel gennaio del 1944 un manipolo di artisti, illustratori, personaggi della radio e tecnici del suono vengono presi dalle migliori scuole d’arte di New York e Philadelphia e trasportati al fronte. Destino comune avevano avuto molti altri giovani all’epoca, ma a nessuno, prima di loro, fu chiesto di fare esattamente quello percui avevano studiato: produrre opere di finzione. La missione era semplice quanto folle: mettere in atto false operazioni militari per ingannare il nemico con carri armati gonfiabili, enormi amplificatori per simulare esplosioni e registrazione di finte trasmissioni radio per sviare le truppe tedesche. Ancora increduli? Non siete gli unici. Identica reazione ha avuto il regista Rick Beyer quando è incappato nella storia: “All’inizio ho pensato, d’accordo forse non ho capito bene, o forse è stato solo un evento isolato”. Niente affatto. Nel corso della guerra sono state oltre 20 le operazioni di finzione messe in atto e si stima abbiano salvato 15’000/30’000 vite umane. La loro missione era Top Secret, nessuno ne era al corrente, neanche gli altri militari impiegati al fronte.

Rimasta segreta per oltre 40 anni, la storia è stata pubblicata la prima volta nel’aprile del 1985 sullo Smithonian Magazine, quando l’illustratore Shilstone rivelò per la prima volta il suo ruolo nella guerra. Oggi Shilstone insieme agli alti 18 membri del 23esimo battaglione è protagonista del documetario “The Ghost Army” prodotto dalla PBS.

“E’ un’esempio incredibile di quanto ancora ci sia da raccontare, a 70 anni dalla fine della guerra” racconta il regista del documentario Beyer. “Il team era in grado di produrre un falso arrivo di truppe la sera in un luogo e riandare in scena dopo sole 24 ore in un’altra location”. Tra le tante azioni portate a termine la più famosa rimane quella sulle rive del Reno quando 1’100 uomini simularono l’arrivo di un’armata di oltre 30’000 soldati. La messa in scena fu così convincente che alcuni piloti cercarono di atterrare nella zona circostante.

Ghost Army

Dovendo mantenere la completa segretezza su tutta l’operazione, i soldati dell’unità fingevano continuamente di appartenere ad altri reggimenti, marchiando i loro carri armati (i pochi veri che avevano) con falsi segni di riconoscimento.

La “Ghost Army” tornò in America nel luglio 1945 per prendere parte all’invasione del Giappone. Ma le bombe di Hiroshima e Nagasaki misero definitivamente fine al conflitto. L’unità venne sciolta il 15 settembre 1945.

Il documentario “Ghost Army” frutto del lavoro di oltre 8 anni di ricerche è andato in onda il 21 Maggio sulla PBS.

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