L’antica arte del “montage”

Oggi mi sento pigro. Stanco. E’ venerdi. Capitemi. C’è una cosa che viene sempre in aiuto quando si ha poca voglia di fare. Il montage. Si tratta di una tecnica cinematografica. Di base si mettono in fila una serie di inquadrature (spesso accompagnate da colonna sonora) in cui si condensa un periodo e degli eventi che altrimenti avrebbero avuto bisogno di un’infinità di pellicola in più.

Ma bando alle ciance che già mi sto stancando. Chi ha descritto nel modo migliore questo escamotage filmico sono stati Trey Parker e Matt Stone nel loro irriverente Team America (e prima ancora in South Park)

Ora che abbiamo chiaro il genere passiamo al suo utilizzo migliore, il montage internettiano, quello che permette di condensare non un’azione, un racconto o un passaggio temporale, ma l’intero scibile dell’argomento selezionato. Proviamo. Sapreste dirmi quante volte i videogiochi sono apparsi in pellicole cinematografiche? Presto detto.

Vi girano le scatole? Non sarebbe bello poter avere a portata di mano tutta la magica follia che solo Nicolas Cage sa esprimere? Cosa? C’è anche questo?

Ma il montage, pura e semplice raccolta di battute, come nel caso di “160 Greatest Arnold Schwarzenegger Quotes” (che vi consiglio caldamente), può in alcuni, folli, casi trasformarsi in qualcosa di nuovo, come ha dimostrato il montatore Pierre-Alexandre Chauvat nel suo sublime “Everybody want to kill Bruce Willis”

Non vi preoccupate, pigri spettatori di montage, siamo quasi arrivati alla fine di questo venerdi di repertorio. Il gran finale, vista l’apertura tautologica di Team America, non poteva che essere altrettanto ripetitiva, ripetitiva come quei film che devono, per forza, mettere il titolo della pellicola, all’interno della stessa, nel caso qualcuno durante la visione si sia dimenticato cosa sta guardando (Aut. Min. Ric. questo potrebbe non accadere in Italia a causa dell’odiosa tendenza dei distributori italiani a cambiare i titoli dei film nell’adattamento in lingua italica)

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