Jump the shark

Tra i buoni propositi che faccio tutti gli anni a settembre io ci metto sempre “iscriviti in palestra” e “l’anno prossimo vai in vacanza a giugno”. Sulla prima preferirei sorvolare, la seconda questa volta la metto in pratica.
Un trionfo! Se a pochi metri dal traguardo non fossi caduta nel trappolone dell’espositore dei bluray in offerta dove a nove euro mi tiravano dietro la versione restaurata e piena come un uovo di contenuti speciali de Lo Squalo.
E’ colpa del clima. Anche se siamo a maggio, sembra autunno e dormo ancora col plaid, e così prima di capire quanto sventato potesse essere quel gesto, già fischiettavo per strada con il mio bluray in borsa.
Proprio come quella bionda che nei film dell’orrore, in un bosco di notte, dice ai suoi amici “Hei ragazzi, ho avuto un’idea: dividiamoci!”

Non vorrei tediare nessuno, ma ho avuto l’eccezionale fortuna di vivere un’infanzia felice. Una di quelle in cui si va in vacanza per tre mesi in una casetta sulla spiaggia e si è tutti figli degli stessi genitori che ancora stanno insieme.
Con i miei fratelli facevamo le gare: partivamo dalla veranda con le pinne ai piedi, ci ammazzavamo sulla duna e poi, tutti scorticati, ci lanciavamo in acqua. Finchè un’estate, su Retequattro, vidi Lo Squalo e smisi di fare il bagno per otto giorni. Una croce. Morta di noia, scrutavo preoccupata il mare dalla veranda e da lì al massimo vedevo saltare qualche cefalo.

MI/FA MI/FA MI/FA. La musichetta di John Williams mi paralizzava. E pensare che quando lui la propose all’esame di Spielberg, quello scoppiò a ridere, poi si fece scuro in volto e disse: “Sei serio?”.
Era serio.

Come ho fatto a dimenticare quegli otto giorni di passione e il proposito dei propositi che ne seguì: “mai rivedere Lo Squalo nei mesi di maggio/giugno/luglio/agosto”?
La frittata ormai è fatta. Lo considererò il mio tributo al blog, fatto in sacrificio per voi.

Ora però ho bisogno di un antidoto e l’unica disgraziatissima scena che viene in mio soccorso è quella di Fonzie che con gli sci d’acqua ai piedi, il solito chiodo e un salvagente giallo, fa il salto dello Squalo, simbolico e sublime omicidio di ogni paura di scrivere cazzate.

P.S. Il film ad ogni modo resta un cult. Un autentico ROVESHOW, soprattutto grazie alla tragedia degli squali meccanici più inutili del mondo (si rompevano tutti i giorni, imbarcavano acqua, si arrugginivano) che costrinsero Spielberg a trasformare la minaccia in un nemico fuori campo. Roba che mentre sei lì pensi: “la mia carriera è finita”, e invece alla fine polverizzi record d’incassi e ti paragonano a Hitchocock.
Ti resta qui sul gozzo solo l’Oscar che volevi e che non ti hanno dato…

Leggi anche:

Un pensiero su “Jump the shark

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>