Il roveshow delle serie tv

Link è un progetto editoriale votato allo studio dei meccanismi che governano l’industria televisiva. Il suo ultimo contributo all’osservazione del tema è la pubblicazione “Serial Writers”, una raccolta di quattordici interviste ad altrettanti produttori e autori a cui dobbiamo la nostra felicità di spettatori di serie tv di qualità. Prodotti che nell’ambito delle competenze della scrittura hanno stabilito un’autonomia di linguaggio liberando negli anni questo genere di intrattenimento da ogni possibile derivazione o accostamento al cinema e alla letteratura. Sono meglio? Sono peggio? No: sono altro.
Ricalcando il modello dell’intervista in profondità della Paris Review, Link si è avvicinata ad un solido e riconosciuto gruppo di creatori (Vince Gilligan di Breaking Bad e X Files; Eli Attie di The West Wing, House e Studio 60…; Matthew Weiner di Mad Men e The Sopranos, Jonathan Ames di Bored to Death, David Benioff di Game of Thrones…..CONTINUO?) che hanno contribuito all’affermazione di tale fenomeno mettendo sotto la lente un congegno che si articola sulla continua co-azione di meccanismi creativi e produttivi messi in contatto dalla figura mitologica dello Showrunner.
La fantasia che si lega alle necessità economiche che si legano alle scadenze dettate dalla metrica dei palinsesti. Non per forza in quest’ordine. Soprattutto se si opera la dovuta distinzione tra commedie e drammi, e tra progetti destinati ai network o progetti rivolti alla tv via cavo.
Già, perchè nella storia del genere seriale un passaggio evolutivo determinante si è realizzato nell’esportazione di questo bulbo narrativo nel terreno della tv a pagamento, fertilizzato dagli abbonamenti che oltre a generare capitali hanno permesso di profilare il pubblico e in qualche modo conoscerlo e rifletterlo meglio nello schermo. Maschi sui quartanta, donne single ecc.

Pensiamo solo che ormai certi canali di visione (non in Italia, chettelodicoaffa’) invitano lo spettatore a bloccare le pubblicità che non lo interessano permettendo di comprendere ancora di più chi è che impugna il telecomando, cosa gli piace, a cosa aspira, a cosa rinuncia.

In “Serial Writers” si racconta di gavette assurde in cui al colloquio per un lavoro al David Letterman Show al candidato viene chiesto: “sei divertente?”, o di carriere in cui dopo aver fatto l’assistente di Bill Clinton e lo speechwriter di Al Gore sei pronto per scrivere The West Wing.
In “Serial Writers” si passa dalle atmosfere della Writing Room, eccitanti per la fantasia e disciplinanti per il metodo; alle influenze dei budget direttamente messi nelle mani di chi ha ideato la storia.
In “Serial Writer” si racconta di un mondo di sogni al potere.

Come vorrei che lo leggessero tutti. Lo consegnerei porta a porta.
(A proposito: è disponibile in libreria (10 euro) e in versione digitale per iPad, tablet Android e Kindle (2,69 euro).

P.S. Il premio per chi è arrivato in fondo a questa lettura è un’altra perla di Link. Si chiama SERIAL TIME CALCULATOR e si rivolge ai bingeviewers che devono recuperare le serie perse e hanno bisogno di capire quanti giorni di ferie devono prendere…

Leggi anche:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>