Il Boss del Boss gira in pelliccia

Il Boss è in tournèe. L’ho capito perchè su facebook sono spariti i gattini ed è apparso Lui nella sua eterna ruvida bellezza. Ho diversi amici springsteeniani e oggi questo post lo scrivo per loro. Per ricambiarli della gioia che mi dà vederli partire per i concerti con i sacchi a pelo e poi aspettarli di ritorno con le foto inquadrate dal prato. Che è da dove si ascolta il Boss e punto.

Io faccio parte della categoria sbagliata, quella che non lo ha mai visto dal vivo. Quella che non sa e non può capire. Però mi piace lo stesso questa solidarietà “maschia” che lega Springsteen al suo popolo come se fosse un pari. Riconosco e apprezzo il valore di quello speciale romanticismo che Lui e i suoi seguaci alimentano inseguendosi nel tempo e nello spazio per il gusto di cantare insieme, sotto le stelle o i diluvi torrenziali, in salute e in malattia. Mi piace e punto.

Insomma, per sdebitarmi con loro, che con i fatti rendono questo mondo un posto più rock (e meno gattaro), parlerò di Lilyhammer.
Si, proprio la landa polare che ospitò le Olimpiadi Invernali di quando ero ancora alle medie.
E anche il luogo sperduto dove un vero fan del Boss dovrebbe catapultarsi quando è in cerca di una serie tv.
Per essere subito più convincente dirò solo un nome: Little Steven Van Zandt. Chitarra e mandolino per chi frequenta la E-Street Band. Silvio Dante per chi frequentava i Soprano. Per molti amici solo Miami Steve, nomignolo nato come sfottò alla sua natura freddolosissima.

E la cosa mi fa sorridere visto che nell’episodio pilota della serie il suo personaggio, Frank Tagliano, mafioso italoamericano di New York, diventa informatore dell’FBI, si guadagna l’ingresso in un programma di protezione e alla domanda dei federali: “dove vuoi che ti spediamo?” non risponde “Caraibi”. No, lui dice: Lillehammer. Perchè l’ha vista in tv nel 1994 e gli è sembrata bella.
Non fa in tempo a finire la frase che, sotto uno strato spessissimo di pelli, si ritrova in tasca un nuovo passaporto con un nome che non sa neanche pronunciare, il denaro sufficiente ad avviare un’attività e le chiavi di un’auto elettrica (FBI, che mattacchioni!). Ai piedi orrendi Moon-boot e cuffie nelle orecchie per imparare la lingua.
Guardatelo bene: così equipaggiato, Little Steven conquisterà il nord. E lo farà trovando un personalissimo senso alla parola integrazione.
Perchè il lupo perderà anche il pelo ma, se gli serve, ci mette un attimo a rimediare una pelliccia.

La serie in Italia non l’ha ancora trasmessa nessuno e questo dovrebbe bastarmi per accedere ad un programma di protezione.
Intanto su Netflix (ancora lui, giuro!), che l’ha coprodotta insieme alla Norvegia, Lilyhammer e il suo eroe aumm aumm hanno avuto un tale successo da guadagnarsi subito una seconda stagione.

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