Guida per sopravvivere a gattini, royal baby e Justin Bieber

Il Royal baby è nato. Habemus Baby. Santo Dio. Ce l’abbiamo fatta, è stata lunga. Ma alla fine siamo sopravvissuti a questo parto in diretta (alcuni giornali hanno scritto proprio così “segui il parto” in diretta). Tutti ci aspettavamo una webcam nella sala parto, ma niente da fare. Solo un muro con un poliziotto in attesa e un vocio incomprensibile di sottofondo.

So che dare soluzioni a problema avvenuto e risolto non è proprio il massimo, ma volevo informarvi che tutto questo, i tweet, le foto, gli status, tutto questo era evitabile. C’era un modo per non dover assistere a questa isteria da parto. Vado con ordine.

Tutti sappiamo cosa sia un motore di ricerca. Se non lo sapete siete mia nonna o un uomo criogenizzato e misteriosamente risvegliatosi nel 21 secolo. In entrambi i casi davanti a un video di youtube mi direte “ma il video è li dentro?”. Google è il sapere. Si cerca e si trova praticamente qualsiasi cosa. Prima si cercavano singole parole. Oggi si possono fare vere e proprie domande. Ma, c’è un “ma”. Google ci mostra solo quello che LUI ci vuole far vedere, o meglio quello che LUI crede sia più importante per noi (e remunerativo per LORO). Ovvero filtra le sue risposte. Aspetta un attimo Giacomo, stai dicendo che c’era un modo per “filtrare” il maledetto marmocchio reale? Esattamente. Twitter, grazie ad app come Tweet Deck dà la possibilità di filtrare o bloccare account indesiderati per creare la nostra timeline personalizzata e “Royal-Baby-Free”.

Con il solito humor che lo contraddistingue il Guardian ha dato ai suoi lettori libera scelta tra l’ondata di Gossip Reale, e una versione del giornale più Repubblicana ed estranea alla Baby Fever. In caso di immediato rigurgito monarchico era possibile tornare sui propri passi e ricominciare a vedere un’homepage invasa da ipotesi sul nome del pargolo.

guardian

Sarebbe bello avere la stessa opzione anche sui quotidiani nostrani. “Notizie” o “Stronzate”. Aspetta un attimo…non funziona…non cambia nulla…ci deve essere un problema oppure….

Dicevamo un mondo digitale a nostra immagine e somiglianza. Se posso eliminare il royal baby..allora…si avete pensato bene. Tecnicamente lo stesso trattamento si può applicare a tutto lo scibile indesiderato che gira sul web.

Tra le app già disponibili c’è Unbaby.me che non se la prende con il solo pargolo reale ma che estirpa ogni marmocchietto dalla vostra timeline di Facebook sostituendolo con degli amabili gattini (se avete già i gattini non funziona). L’app a detta degli sviluppatori è per tutti “quelli che non vogliono avere pargoletti sbattuti sulla nostra timeline ogni 5 minuti”. Il plugin (un’extension di Google Chrome) è settato per agire in caso di parole chiave come “year old,” “so adorable,” “our family,” cutest baby,” and “learned to walk”, ma è possibile aggiungere parole chiave personalizzate (e in italiano).

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Ma non sono solo i pupi a essere colpiti dalla censura personalizzata. Nickelblock è un plugin che evira dalla vostra navigazione ogni possibile riferimento alla band canadese dei Nickelbeck. Il programma è sviluppato da Aux Labs per Firefox e Chrome ed è uno “spin off” di un’altra applicazione che sono sicuro riterrete, come il sottoscritto, molto utile: Shaved Bieber. Si avete capito bene. Esiste un modo per non dover vedere la faccia dello sbarbatello, idolo di tutte le adolescenti sulla faccia della terra (a giudicare dai suoi follower su twitter, usare il termine “tutte” è più che corretto) con un semplice plugin.

Prego. Non c’è di che. Per concludere ho tenuto per il finale il piatto forte. Il plugin per il sociofobico per eccellenza. Unwhatever.me. Se Unbaby.me toglieva solo ragazzini che non fanno altro che frustrare il vostro spirito paterno incompiuto, Unwhatever toglie…tutto. Tutto quello che vi infastidisce, piatti del giorno, gattini, foto delle vacanze, autoritratti, foto pseudoartistiche, nuvole, tutto. Nessuno escluso. Buona navigazione e a presto, a meno che tra le tag word inserite in Unwhatever.me non abbiate inserito anche DrittoeroveShow.

ht (come si dice su Twitter) a The Daily Dot

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