Godzilla: bigger is better

Non si può non amare Godzilla. E’ incredibilmente grande, più grande di quanto possiate immaginare. Distrugge ogni cosa al suo passaggio, come un Dio dell’antichità vede gli uomini come piccoli insetti imprigionati nelle loro miserabili vite da mortali. Nuota a una velocità smodata e si accende di un blu elettrico poco prima di friggere il suo nemico con un poderoso fuoco purificatore. Fine prefazione del Giacomo di 8 anni.

Sono passati più di 15 anni dall’ultima incarnazione made in USA del più grande mostro nipponico. L’esperimento di Emmerich sembra completamente dimenticato. Il regista Gareth Edwards (inglese, classe 1975) rilancia il brand Godzilla nel migliore dei modi legandosi più al passato remoto delle mitiche produzioni Toho che a quello prossimo del fiasco targato Roland Emmerich. La scelta sta premiando il regista inglese, Godzilla è infatti uno dei migliori incassi del 2014 con oltre 200 milioni di incasso nella prima settimana di programmazione.

Ma quali sono i segreti di questo successo? Andiamo con ordine: Grandezza. Godzilla è enorme. Molto di più, gigantesco. Insomma è la creatura più grande che abbiate mai visto in un disaster movie. Il primo Godzilla del 1954 sembra un piccolo cucciolo indifeso rispetto alla versione 2014 (anche quello del 1998 è un gattino a confronto). “Le dimensioni contano” si leggeva sul poster del Godzilla di Emmerich, e possiamo dire che mai come nella nuova incarnazione le dimensioni contano e soprattutto sono usate con grande astuzia. Godzilla viene presentato al pubblico a piccoli pezzi. Rispettando la vecchia guardia giapponese (ma li, il problema era tecnico, Godzilla era un pupazzo) il mostro è per gran parte della pellicola una presenza (enorme) che non si riesce mai a vedere se non per pochi secondi. La poetica del fuori campo funziona e quando finalmente possiamo vedere il mastodontico essere l’effetto è moltiplicato.

Godzilla non è un dinosauro (nella versione 1998 era praticamente un T-Rex) è un mostro, antichissimo, forse più antico dei dinosauri. Non ha niente a che vedere con loro. E’ una sorta di sentinella della natura, quando l’equilibrio viene alterato, Godzilla interviene per riportare le cose a posto. E come un Dio una volta finito il suo lavoro, senza voltarsi, torna a nascondersi nelle oscurità fino al momento in cui ci sarà di nuovo bisogno di lei (per me Godzilla è femmina).

Super Eroe. Godzilla è un super eroe. Non è un mostro. Si, distrugge un mucchio di palazzi, schiaccia qualche nave, ma non lo fa con cattiveria. E’ un super eroe tremendamente grande, come Hulk, è così potente da qualche volta causare ingenti danni collaterali (se facciamo un calcolo dei danni causati dagli Avengers secondo me siamo molto vicini).

L’occhio vuole la sua parte e Edwards non vi lascerà insoddisfatti. Godzilla è visivamente impressionante. La CGI è ai massimi livelli (ho visto la versione NO 3D) e alcune scene sono da mascella spalancata per la cura e la complessità. Una nota sulla musica (di Alexander Desplat, oramai ovunque), dove il buon Ligeti a distanza di quasi 50 anni continua a lasciare il segno (inconfondibile il suo “Requiem” nella scena dei paracadutisti).

Bene, ora che ho elogiato questo film è venuto il momento di bilanciare il mio entusiasmo. A margine c’è da dire che il film ha qualche pecca. Non conosco la bio di Edwards, ma a giudicare dal numero di bambini sperduti deve aver avuto qualche trauma da distacco. Non voglio entrare nella polemica di Gabriele Muccino sul doppiaggio, ma il povero Ken Watanabe esce a pezzi da questa pellicola. Il suo accento finto giapponese (già sentito in Inception) è quanto di più imbarazzante abbiate mai sentito. Impossibile non ridere ogni volta che il volto sperduto e profondo di Watanabe viene distrutto da frasi come “Ho compurato la rinea aerea”. Senza fare spoiler, sarebbe stato bello vedere qualcosa di più dal buon Brian Cranston. Infine non manca il buon vecchio esercito americano che non perde mai occasione per prendere tutte le decisioni sbagliate lasciando agli altri il buon senso.

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