Darwinismo e James Van der Beek

Ecco come vanno le cose. Mi rivolgo abitualmente ad una cerchia selezionata di pusher per ricevere link di cose folli e demenziali che spuntano in rete. Il numero uno è Giacomo chiaramente. Ma, questa volta, dopo aver valutato con cura e rigore il materiale pervenuto, nomino impiegato del mese: Marco Triolo!
Applausi, trombette, coriandoli e, se promette di non diffidarmi, sua foto esposta nella bacheca aziendale di dritto&roveshow.

La sua segnalazione mi ricorda quanto vitale sia la rivalutazione della cultura bassa. Specie se sei nato negli anni Ottanta.
Un esempio. Quando eravamo piccoli la televisione era la sorellina bastarda del più nobile grande schermo. Oggi, grazie alle serie tv, è il suo laboratorio. Qui si allevano sceneggiatori, produttori, showrunner, ma soprattutto si sperimenta.
Se abbiamo poi la fortuna di parlare di tv via cavo o nuovi colossi dell’intrattenimento in rete (tipo Netflix, di cui abbiamo scritto anche qui), i grafici evidenziano che la rivoluzione linguistica registra una crescita direttamente proporzionale all’ammuffimento delle vecchie logiche commerciali.

Lo chiamerei: darwinismo culturale. Chi si evolve adattandosi meglio alle condizioni ambientali e mediatiche arriverà in cima alla catena alimentare e riceverà in cambio milioni di download, condivisioni e retweet.

Esempio troppo facile, penserete. Ed è qui che il link del caro Triolo cade a fagiolo. Perchè la scoperta del giorno è che, dopo esserci sorbiti stagioni e stagioni di piagnistei di Dawson di “Dawson’s Creek”, oggi possiamo finalmente raccogliere il frutto maturo della nostra lungimirante pietà di spettatori indulgenti.
Il suo monoespressivo interprete, James Van Der Beek, poteva infatti essere classificato come uno di quei pesci che si estinguono senza lasciare traccia e invece, con la tenacia di un fenotipo 2.0 dominante, nella vita il signorino sta combinando qualcosa. Per la precisione, James si impegna a tempo pieno per risalire l’abisso in cui solo un teen drama dal successo planetario può gettarti. Per farlo, oltre ad apparire in una serie (Don’t trust the bitch in apartment 23: in onda su Fox) nei panni di un sè stesso irresistibilmente cialtrone, ogni giorno Van Der Beek si sveglia e comincia a correre. Corre a registrare tutte le espressioni eloquenti di cui è capace, con tutta l’ironia disperata di cui è capace.

Basta così, mi ha convinto: io lo retwitto.
JAMES VAN DER MEMES

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