Binge Viewing fino a cadere morti

Tanto tempo fa, il primo a parlarmi di Netflix è stato il mio amico Carlo. Era andato a studiare in America per qualche anno e mi raccontava di essersi abbonato a questo servizio che per posta ti inviava dvd a noleggio. Dopo aver visto il film che avevi ordinato a domicilio, dovevi rimettere tutto nel pacco (già affrancato per il ritorno), leccare, sigillare e imbucare.
Mi sembrava che il servizio rispondesse ad una necessità che non avevo neanche mai formulato nella mia testa ma alla quale, una volta scoperta, non avrei saputo più rinunciare. Mi sembrava l’America insomma.

Ovviamente l’iniziativa è stata premiata insieme alla società che è cresciuta fino a raggiungere una mole colossale. Ed è arrivato lo streaming on demand. E poi ancora: l’idea di produrre contenuti originali da fruire liberamente fuori da i canoni di una serialità che per natura e tradizione distilla le puntate in pasticconi settimanali con l’obiettivo di fidelizzare il suo pubblico.

Lavorando sul vantaggio di vivere di abbonamenti, Netflix ha capito che poteva scalmanarsi e lanciare sguardi sprezzanti a quel palazzo vincolato che si chiama palinsesto. Da buon intenditore di servizi a domicilio gli è bastato introdurre nel menu non una fetta, bensì la torta intera. Ed ecco così servito il (pay per) Binge Viewing. Dove “Binge” sta per abbuffata o sbronza. Secondo i gusti di ciascuno. A me, in effetti, vengono in mente quelle strane fiere di paese che ho visto solo in tv in cui gente tutta pazza divora decine di torte di mirtilli senza usare le mani finchè non cade morta.

Ma se si tratta di serie tv mi sento chiamata in causa. Perchè l’abitudine di spararmi intere stagioni di uno show tutte di fila la coltivo con rigore da anni. Solo che, ahimè, non l’ho mai trasformata in un business.
Netflix si. Precisamente in occasione del lancio di “House of Cards”, scriteriato progettone costato cento milioni di dollari e messo online nel formato di una stagione completa (13 episodi) visionabile con la sola imposizione di una mano sulla tastiera.

“Al mio segnale scatenate l’inferno” ha detto chiaramente Mr. Netflix. E in quel momento a cadere morto è stato il responsabile dei palinsesti di una qualche emittente all’altro capo di Hollywood.
Per il povero signore stecchito non c’è stato nulla da fare. Nessun intervento avrebbe potuto salvarlo da noi: gli Indignados del To Be Continued, pericolosa generazione senza posto fisso, caravanserraglio di nativi precari, che però, in faccia alle privazioni e all’assenza di un futuro definito almeno si concede lo sfrontatissimo piacere di guardarsi la prossima puntata. E quella dopo ancora.
Quando e dove gli pare.

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